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Questa non e’ Scienza

Non c’è peggior dolore per uno Scienziato, veder associata la parola “Scienza” alla crudeltà ed ai fini di lucro.

Seppur lontani dal mondo dei pirati con la benda, in questo momento nel Santuario dei Cetacei presso l’Antartico si stanno svolgendo azioni di pirateria.

Da una parta sono schierate le flotte giapponesi di baleniere, arrivate li per scopi “scientifici”. Dall’altra parte la piccola ma tenace flotta della Sea Shepherd, che con un equipaggio di 88 persone provenienti da 21 nazioni diverse, gommoni ed imbarcazioni di vario tipo, tra cui il recente e promettente “Godzilla”, ostacolano con tutti i mezzi possibili (lanci di burro rancido, uso di piccoli idranti, bloccando le eliche con le funi, impedendo la navigazione con manovre rischiosissime) le “navi mattatoio” del sol levante.

Lo scudo dello “studio scientifico” è stato levato dal Giappone in risposta alla moratoria sulla caccia alle balene per scopi commerciali (1987).

Ma è davvero necessario? A rispondere è il professore Toshio Kasuya, della University of Science and Technology di Teikyo, in Giappone, il quale, in un’intervista, ha affermato che

“dall’analisi dei campioni istologici – quindi senza la necessità di uccidere – si possono desumere la quantità di grasso e il tasso di riproduzione, mentre una semplice analisi delle feci è sufficiente per studiare le abitudini alimentari di questi cetacei”.

Inoltre rivela che

“il costo annuale del programma di ricerca è di circa 6 miliardi di yen, più o meno 50 milioni di dollari americani. Cinque di questi sei miliardi derivano dalla vendita della carne di balena ricavata dagli esemplari cacciati. La quota rimanente deriva invece da sussidi statali e da altre fonti di finanziamento. È chiaro quindi che, senza gli introiti legati al commercio della carne, i balenieri che prendono in appalto il programma di ricerca commissionato dal Governo non potrebbero continuare ad operare, e i cantieri navali che forniscono le flotte non sarebbero in grado di coprire i costi per la costruzione e la manutenzione delle imbarcazioni. La caccia scientifica non è quindi nient’altro che un’attività economica. E per di più non consente ai ricercatori di portare avanti progetti di ricerca autonomi, basati su approcci differenti. È senza dubbio non conforme ai propositi scientifici autorizzati dalla Convenzione”.

Ed intanto come procedono gli scontri? Sicuramente la potenza giapponese è superiore di numero e di forza rispetto a quella degl’attivisti, ma le vittorie di quest’ultimi non mancano di certo.

Preoccupante però è l’uso di armi decisamente più pericolose di qualche panetto di burro rancido. Infatti i balenieri non si fanno scrupoli a lanciare attacchi con LRAD (Long Range Acoustic Device), ossia armi acustiche che emettono nel raggio d’azione di centinaia di metri un suono acuto che oltrepassa la soglia del dolore (con la probabilità – dipendente dall’intensità e distanza della fonte – di provocare danni permanenti al sistema uditivo), lanci di sfere di metallo e speronamenti (il gennaio scorso una baleniera giapponese speronò e affondò un’imbarcazione della Sea Shepherd, fortunatamente senza danni a persone).

E mentre gli altri paesi restano a guardare e al massimo ad ammonire la violenza da parte di entrambi gli schieramenti (cacciatori ed attivisti), come pigri maestri doppiomentati che senza forza ne morale richiamano una baruffa tra alunni scapestrati, il coraggioso gruppo di Sea Shepherd lotta senza sosta per proteggere ciò che dovrebbe esser protetto per diritto.

Mattia Sansone

Mattia Sansone, Dottore in Medicina e Chirurgia, laureato in Biotecnologie per la Salute, innamorato della Scienza e delle Tecnologie, persegue nella cura della disinformazione sui temi scientifici e coltiva l'amore per i viaggi e la natura.

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Mattia Sansone

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