H&M è il marchio di abbigliamento svedese “fast fashion“, vestiti a buon mercato alla moda conosciuto in tutto il mondo. Il 2015 si è chiuso con 25 miliardi di dollari di vestiti venduti ad ogni latitudine, il meccanismo è un po’ quello del cibo che sta per scadere: costa poco, pochissimo, lo acquisto senza troppi sensi di colpa, dopo un po’ lo butto via. Una cultura del consumo che porta ogni americano a buttare via 70 chili di vestiti all’anno! Sono tutte queste azioni che insieme creano l’allarme sulle risorse che consumiamo e i rifiuti che produciamo.
Una cultura dell’usa e getta anche nell’abbigliamento che non è solo di H&M ma di tanti altri marchi. In più queste produzioni molto spesso hanno un forte impatto sulle nazioni dove avviene la produzione, nel caso di H&M in Cina.
Quindi difficile non definire “greenwashing” che abbiamo visto essere un tentativo di ammantare di verde, con pretesa di attenzione all’ambiente, azioni, produzioni che invece “verdi” non sono affatto.
E’ vero anche che H&M sta tentando di migliorare rispetto a questo aspetto: ha lanciato la World Recycle Week, chiedendo alle persone di lasciare i loro vestiti usati o danneggiati in modo che potessero essere riciclati, ha creato una linea “consapevole”, ha raccolto 77,6 milioni di chili di abbigliamento dal lancio del suo programma di riciclaggio.
Stiamo vivendo anche un’inversione di tendenza, le persone iniziano ad acquistare meno capi di maggiore qualità stando più attenti ai materiali utilizzati e alla lavorazione dei vestiti che indossano. Anche rispetto all’abbigliamento “less is more” ovvero meno è meglio.
L’ambizione di H&M è quella di creare un’economia circolare cioè dove la progettazione tenga conto anche dello smaltimento, dove i rifiuti vengano azzerati e la fine di un processo denoti l’inizio del successivo:
“Our ambition is to create a closed loop for fashion, where used garments and textiles are reused, recycled and converted into new fashion. This will reduce our dependence on new resources and will take us from a linear to a circular economy.”
Speriamo che tutti i marchi vadano nella stessa virtuosa direzione, intanto ogni giorno possiamo tutti tenere conto di queste piccole eco-note:
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