Nella redazione di Econote.it ci siamo molto interrogati sul polverone sollevato a partire dal 1° gennaio riguardo il pagamento a partire da 0,01 centesimo di euro dei sacchetti dove mettere la frutta e la verdura comprati al supermercato. E questo perché è entrata in vigore in Italia una legge europea che vieta l’utilizzo di sacchetti non biodegradabili per la frutta e la verdura al supermercato. I sacchetti in plastica sono stati sostituiti da sacchetti biodegradabili a pagamento, il loro costo varia da 0,01 centesimi di euro fino ai 5 centesimi. Il costo totale in più a famiglia è stato calcolato in un massimo di 12 euro per anno in più con questo tipo di sacchetto.
Apriti cielo.
“Ci faranno pagare anche l’aria che respiriamo“, “Davvero fate una battaglia per 0,01 centesimo con un I-phone da 800 euro?” ne abbiamo lette di varie fino a costringere a piccole rettifiche. Si potranno portare sacchetti da casa a patto che siano puliti. O ancora c’è chi ha etichettato una ad una le arance o chi ha rivisto il famoso quadro di Arcimboldo. Questa estate il Governo ha emanato il decreto Mezzogiorno che trovate qui sulla Gazzetta Ufficiale.
Quello della plastica è un problema molto serio, vi ricordate della Goletta Tara in viaggio nel Mediterraneo che aveva analizzato le microplastiche nel mare? Evidenziando l’allarme della plastica nella catena alimentare e quindi a noi con conseguenze immaginabili. Il mio timore è che questo polverone dei sacchetti porti le persone ad acquistare 4 mele coperte da cellophane e con un bel vassoio di polistirolo. A proposito ecco come si ricicla il polistirolo.
Noi abbiamo provato a pensare a delle alternative praticabili per diminuire in generale la plastica che utilizziamo ma anche la quantità di rifiuti che produciamo.
Fima, Federazione Italiana Media Ambientali ha appena diramato un comunicato stampa sull’argomento, ritenendo la norma necessaria ma confusa la comunicazione da parte del Governo:
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