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Come cambiare gli pneumatici inquinando meno

di Guido Maria Caridei

Quando sostituiamo gli pneumatici della nostra automobile, nel prezzo d’acquisto paghiamo  anche il costo per il corretto recupero che per legge deve essere indicato in fattura.[1]

Con gli pneumatici usati è possibile realizzare: erba sintetica, pavimentazioni sportive e per aree gioco, superfici drenanti, asfalti, dossi e cordoli stradali, componenti e accessori per auto o valigie; rivestimenti edili; suole per calzature; articoli di cancelleria.

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Prodotti a base di pneumatici usati (Fonte Gestione-Rifiuti.it)

Le imprese che producono e importano pneumatici si occupano anche del rintracciamento e del recupero delle “gomme” usate. La normativa impone loro di recuperare annualmente una quantità di pneumatici pari all’immesso sul mercato nazionale. Allo scopo si costituiscono in società come per esempio la ECOPNEUS che da sola raccoglie il 70% del totale nazionale.

Gli pneumatici sono riciclati con una varietà di processi che comprendono la triturazione meccanica, la triturazione “a freddo” con azoto liquido, la granulazione , la polverizzazione e la devulcanizzazione. Il risultato è una materia prima-seconda di caratteristiche simili a quelle della “gomma vergine”.

Ma se il gommista non rilascia fattura, egli non può neanche conferire lo pneumatico usato al circuito legale, giacché non avrebbe un motivo valido per giustificarne il possesso.

Che fine fanno in questo caso i nostri vecchi pneumatici?

Nel migliore dei casi il rivenditore a cui ci siamo rivolti se ne libera su strada pubblica e sarà l’azienda di igiene urbana a recuperarli; in pratica paghiamo una seconda volta lo smaltimento perché la legge impone al Comune di coprire con la TARI tutti i costi del servizio. Al costo di trattamento si aggiunge così anche quello sostenuto per radunare nuovamente le gomme disperse (automezzi, carburante, ecc.) .

Nel peggiore dei casi gli pneumatici sono invece abbandonati nell’ambiente, nelle campagne, in mare o nei deserti come si vede sotto nelle foto. Prelevare gli pneumatici in questi luoghi remoti ha per noi un costo esorbitante. E se si rinuncia al recupero, a pagarne sarà la nostra salute o la lista delle nostre spese sanitarie.

In tutti i casi acquistare gli pneumatici “in nero” ci costa sempre molto di più, sia in soldi sia in salute. Un’arma semplice che abbiamo per tutelarci è pretendere la relativa fattura.

[1] Il contributo per il riciclo è “parte integrante del corrispettivo di vendita, e’ assoggettato ad IVA ed e’ riportato nelle fatture in modo chiaro e distinto.” (comma2, art. 28, D.Lgs. 152/2006)


Discarica abusiva di pneumatici a Rapolano nel senese, cuore verde della Toscana. Veduta aerea di una parte della discarica contenente 2.700 tonnellate di pneumatici complessivamente.
(Fonti Ecopneus e Sicurauto)


Nel Kuwait parte del deserto a Jahra si era trasformata in una discarica abusiva per 7 milioni di pneumatici. La stampa riferisce che nel 2013 il governo ha deciso di dare fuoco a cielo aperto.
(Fonte Fanpage.it)


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A Cannes in Costa Azzurra , a Gibilterra , in Giappone e in Florida, nei decenni scorsi sono stati disposti milioni di pneumatici sul fondo del mare perché si riteneva che avrebbero favorito la ricostituzione dei fondali utili alla pesca e della barriera corallina (Florida). Lo sostenevano alcuni studi, poi rivelatisi infondati, pubblicizzati anche da note case produttrici e da associazioni di pescatori. Il risultato è un immane disastro ambientale.
(Fonti: FocusBusinessInsider)


Che fine fanno i battistrada usurati?

I battistrada rilasciano polveri microscopiche che causano allergie al lattice ed asma e che contengono sostanze pericolose come metalli pesanti e neurotossine. Queste polveri si disperdono nell’aria oppure si depositano sulle strade insieme al particolato proveniente dai tubi di scappamento. Gli eventi meteorici le trascinano in fognatura e quindi nei fiumi e nei mari, oppure nel territorio circostante in caso di strada extraurbana. Questa forma di inquinamento quasi sconosciuta ci ricorda che ogni attività umana ha un impatto sulla salute e sull’ambiente.

Gli pneumatici non sono riciclabili all’infinito.

Infatti essi – al pari delle plastiche – tendono a perdere nel tempo le caratteristiche originarie.

Questo è uno dei motivi per i quali la Ecopneus brucia parte degli pneumatici raccolti in appositi impianti, che NON recuperano la materia ma esclusivamente l’energia liberata dalla combustione. Il processo in sé NON è virtuoso. Ci si accontenta di produrre un inquinamento PIU’ MODESTO (rispetto ad un rogo incontrollato) perché si riduce così la necessità di produrre energia da centrali a combustibili fossili altrettanto inquinanti.

Perciò è indispensabile che le norme impongano e incentivino l’uso sempre crescente delle materie prime seconde. L’obiettivo dovrebbe essere di accrescere la domanda di prodotti riciclati, per assorbire AL MASSIMO la produzione di granuli riciclati ed evitare la combustione degli pneumatici.


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