Caldo e aumento delle temperature: ma in che mondo vivono i negazionisti?

Articolo aggiornato il 8 Luglio 2025

Alle volte mi sembra che alcuni di noi vivano andando in auto a 300 all’ora, dritti verso un burrone. E lo fanno sorridenti, senza preoccuparsi di ciò che accade intorno. Anche prendendo in giro gli altri per le loro convinzioni, chi gli dice con cognizione di causa: “ma non correre così forte, farai male a te stesso e agli altri!”. Niente, loro continuano, fin quando però nel burrone o contro un palo ci andranno a sbattere, e da ridere ci sarà ben poco.

Questo accade con il cambiamento climatico. Le notizie indicano che questa estate, in particolare giugno e l’inizio di luglio 2025, è stata eccezionalmente calda in molte parti del mondo, specialmente in Europa.

Diversi paesi europei hanno registrato temperature record per il mese di giugno. Ad esempio in Spagna, Barcellona ha registrato il giugno più caldo dal 1914. La temperatura media del mese è stata di 26°C, superando il record precedente del 2003. Il 30 giugno è stata registrata una massima di 37.9°C. La temperatura media nazionale per giugno è stata di 23.6°C, 0.8°C più calda del giugno più caldo precedente (2017). Anche le temperature del Mar Mediterraneo vicino alle Isole Baleari sono state di 5-6°C superiori alla media. Per quanto riguarda l’Italia, 17 delle 27 città principali hanno subito nelle ultime settimane un’ondata di calore. A Firenze, dove le temperature hanno raggiunto i 38°C, si sono verificati blackout a causa dell’eccessiva domanda di elettricità. Temperature per lunghi periodi alte anche a Milano, Roma, Napoli, Palermo. Il Portogallo ha registrato la temperatura più alta di sempre per il mese di giugno, con 46.6°C il 29 giugno nella città di Mora.

Tutto ciò è coerente con le proiezioni sul cambiamento climatico, che prevedono estati sempre più calde e ondate di calore più frequenti e intense.

Foto di svklimkin da Pixabay

Caldo Record a Giugno 2025: Cosa dicono gli esperti

L’inizio dell’estate 2025 ha confermato le preoccupazioni degli esperti climatici: il mese di giugno è stato caratterizzato da temperature eccezionalmente alte e, in diverse aree, da una notevole scarsità di precipitazioni. I dati ufficiali e le analisi di vari centri meteo indicano che questo giugno si posiziona tra i più caldi mai registrati, in linea con un trend di riscaldamento globale ormai consolidato.

Un giugno da record e le sue implicazioni

Diverse fonti indicano che giugno 2025 si è classificato come il secondo o terzo mese di giugno più caldo in Italia da quando si effettuano le rilevazioni, subito dopo il celebre giugno 2003 e il 2022. L’anomalia termica media ha superato i +2,5 °C rispetto alla media di riferimento, con picchi che in alcune zone interne, soprattutto al Sud e nelle Isole, hanno raggiunto o superato i 38-40°C. E in un circolo vizioso, più caldo significa aumento dell’uso selvaggio di condizionatori in tutte le case, aumento del consumo di energia elettrica e di anidride carbonica nell’aria (Circa il 10% delle emissioni globali di anidride carbonica è attribuibile ai condizionatori.)

L’Italia in queste ultime settimane si è trovata nel cuore di una “bolla” di alta pressione di origine africana, che ha portato non solo caldo intenso, ma anche lunghi periodi di siccità, favorendo purtroppo l’ambiente ideale per lo sviluppo di incendi. L’Europa in generale ha registrato temperature costantemente superiori alla norma..

Gli esperti del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e altri meteorologi sottolineano che ciò che preoccupa maggiormente non sono solo i picchi di calore, ma la durata prolungata di queste ondate estreme e la loro crescente frequenza. Un fenomeno che è definito “assuefazione climatica”, ovvero l’abitudine a temperature che, solo pochi decenni fa, sarebbero state considerate eccezionali.

Non solo caldo: il quadro generale

Al di là delle temperature, il bilancio di giugno 2025 include anche un deficit pluviometrico in molte aree, sebbene con differenze locali dovute a temporali isolati e intensi soprattutto al nord. Questo conferma le anomalie termiche che caratterizzano gli ultimi anni, evidenziando l’urgenza di strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.

Gli esperti concordano sul fatto che giugno 2025 ha rappresentato un’ulteriore conferma dell’intensificarsi del cambiamento climatico, con l’Italia e l’Europa che continuano a essere esposte a fenomeni di caldo estremo e siccità, interrotti da sporadici ma violenti eventi temporaleschi come quello che sta interessando la Campania proprio in queste ore.


Appare evidente allora la richiesta di azioni urgenti: è fondamentale ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e investire in soluzioni sostenibili per mitigare gli impatti del cambiamento climatico. Nonostante le evidenze, in paesi come l’Italia si registra una mancanza di risposte adeguate, con piani nazionali per il clima e l’adattamento che non perseguono con la dovuta determinazione gli obiettivi di riduzione delle emissioni e transizione energetica.

Eppure, esistono ancora i negazionisti del cambiamento climatico. Come è possibile?

Purtroppo, i negazionisti del cambiamento climatico esistono per una combinazione di fattori psicologici, economici, politici e sociali. Non si tratta semplicemente di “ignoranza” di dati scientifici, ma di un fenomeno più articolato che comprende, prima di tutto, interessi economici e politici: questo è forse il motore più potente del negazionismo. Le industrie basate sui combustibili fossili (petrolio, carbone, gas) e i settori ad esse collegati hanno interessi economici enormi nel mantenere lo status quo. Ammettere la gravità del problema climatico significherebbe dover affrontare normative più stringenti, investimenti in tecnologie costose e una perdita di profitti. Per proteggere interessi, vengono finanziate campagne di disinformazione che seminano dubbi sulla scienza. Gruppi di pressione e think tank sono attivi nel promuovere narrazioni alternative minimizzando la minaccia, e contemporaneamente influenzando politici , media e cittadinanza comune.

A questo aggiungiamoci i fattori psicologici, che nella quotidianità sono ugualmente potenti: le persone sono portate a evitare informazioni che contraddicono le loro credenze, valori o stili di vita; nello stesso solco si situano i cosiddetti bias di conferma: si tende ovvero a cercare e interpretare le informazioni in modo che queste vadano a confermare le proprie convinzioni esistenti. Se una persona non crede al cambiamento climatico, sarà più propensa a cercare, credere e dare peso a notizie o “esperti” che negano il fenomeno, ignorando le prove scientifiche.

Ed è in quest’ultimo campo che rientrano i due concetti di Disinformazione e Misinformazione: La diffusione intenzionale di informazioni false (disinformazione) o di informazioni inaccurate (misinformazione), spesso attraverso social media e canali mediatici polarizzati, diffusori di fake news, che gioca un ruolo cruciale a scompigliare le carte in tavola. Vengono amplificate voci minoritarie, dati decontestualizzati o vere e proprie falsità per creare l’impressione che ci sia un “dibattito” scientifico sulla realtà del cambiamento climatico, opinioni contrastanti, quando in realtà il consenso scientifico è quasi unanime. Lo stesso che è accaduto, con il Covid-19 e l’uso dei vaccini.

Ma perché questo accade? La democrazia delle informazioni purtroppo alle volte è un problema. Tutti possono leggere testi anche lunghi su internet e i social ma non sempre ne comprendono il significato. Non tutti sono in grado di discernere tra informazioni autorevoli e non. In più, mettiamoci che la scienza del clima è complessa e non sempre gli scienziati riescono a tradurre concetti complessi in un linguaggio accessibile per il grande pubblico. Questo può portare alla percezione che gli scienziati non siano concordi sul cambiamento climatico. E, allo stesso tempo, il pubblico comune ha difficoltà a distinguere tra un normale scetticismo scientifico e il negazionismo ideologico. Negazionismo che, insieme alla percezione del rischio distorta, rende difficile per le persone percepire il rischio come immediato, soprattutto se non vivono in aree direttamente colpite da eventi estremi.

È fondamentale riconoscere che il negazionismo è risultato di una complessa interazione di questi fattori, che rende il contrasto alla disinformazione una sfida non solo scientifica, ma anche sociale e psicologica.

Clima impazzito: perché c’è ancora chi nega l’evidenza?

Anche nell’estate 2025, i cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti, con eventi sempre più estremi che mettono a dura prova il nostro pianeta. Nonostante la scienza sia unanime, esiste ancora una parte di popolazione che rifiuta di accettare questa realtà, minimizzando la crisi o negandola addirittura.

La realtà che non si può ignorare

L’estate 2024 è stata un campanello d’allarme fortissimo: l’Italia, come molte altre regioni, ha sperimentato ondate di calore senza precedenti e una frequenza allarmante di eventi meteo estremi. Abbiamo assistito ad alluvioni devastanti nel centro e nord Italia. Ancora, ci sono state incredibili trombe d’aria hanno sradicato alberi e danneggiato infrastrutture. Quelle che un tempo sembravano calamità di paesi lontani sono ora una regolarità anche nel Mediterraneo.

Allora, perché c’è chi nega? Perché non si prende coscienza globalmente del problema intervenendo ovunque nel mondo? Le motivazioni sono diverse, e le abbiamo viste in precedenza. Ma non intervenire di fronte a un’emergenza così evidente, è una “non risposta” estremamente pericolosa. Nonostante gli appelli e le politiche globali, inclusa l’Europa, gli interventi per ridurre le emissioni e promuovere energie pulite sono troppo lenti. Ogni anno perso senza azioni concrete ci avvicina a scenari peggiori: ondate di caldo insostenibili, grave scarsità d’acqua, migrazioni forzate e la scomparsa di innumerevoli specie, sulla terra e nei mari.

Ad esempio il Mar Mediterraneo si conferma sempre più caldo, e i dati di giugno 2025 lo dimostrano chiaramente. La temperatura media della sua superficie ha toccato i 24,3°C, il valore più alto registrato per questo mese negli ultimi dieci anni. Questo dato è ben 1°C sopra la media del periodo 2015-2024.

Ugualmente è preoccupante è la situazione del Mar Tirreno, che a giugno 2025 ha fatto segnare una temperatura media di 25,1°C. Anche il Mar Adriatico si attesta sui 24,1°C.

L’allarme è stato lanciato da Goletta Verde di Legambiente, che ha organizzato un’azione lungo la costa adriatica, srotolando lo striscione “Non è caldo.” per evidenziare che non si tratta di semplice calore estivo, ma di un problema climatico serio.

Il paradosso di tutta questa situazione è evidente: mentre piccole ma agguerrite comunità negano o minimizzano, sempre più persone subiscono le conseguenze dirette del cambiamento climatico. Case allagate, raccolti distrutti, uragani, tempeste che incidono negativamente sulla vita quotidiana: queste non sono proiezioni, ma la realtà che si manifesta oggi.

Siamo di fronte a una delle sfide più grandi della nostra storia. Ignorarla significa condannare le generazioni del futuro a un mondo sempre più ostile. Tecnologie e soluzioni esistono già, ma servono una volontà politica e individuale forti per attuarle. L’estate del 2024 e ora quella del 2025 ci stanno mostrando una lezione amara ma impossibile da ignorare: il cambiamento climatico non è una minaccia lontana, è qui, adesso, e ci riguarda tutti.