UE, LA PARTITA DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA SI GIOCA NEI CAPITOLATI DEGLI APPALTI VERDI: FINO AL 21% IN MENO DI EMISSIONI CON I CRITERI GREEN

 

A ROMA DOMANI AL VIA IL FORUM COMPRAVERDE: GLI STATI GENERALI DELLE POLITICHE E DELLE STRATEGIE PER GLI ACQUISTI PUBBLICI SOSTENIBILI

Negli spazi di WeGil, a Trastevere, l’evento di riferimento nazionale del Green Public Procurement. Verrà presentato il report della Fondazione Ecosistemi nell’ambito del progetto BESA3: “La spesa pubblica incide già oggi sul 15% delle emissioni globali. I possono diventare uno strumento di politica industriale, climatica e strategica”

Roma, 26 maggio 2026 – Gli appalti pubblici europei valgono tra il 14% e il 20% del PIL dell’Unione Europea e mobilitano ogni anno oltre 2.000 miliardi di euro. Una massa economica enorme che incide già oggi su circa il 15% delle emissioni globali di gas serra e che potrebbe trasformarsi in una delle principali leve industriali e climatiche a disposizione dell’Europa. Lo evidenzia uno studio della Fondazione Ecosistemi realizzato nell’ambito del progetto BESA3 e presentato al Forum Compraverde di Roma evento di riferimento nazionale del Green Public Procurement che apre i battenti domani negli spazi di WeGil a Trastevere.

Secondo il Rapporto, l’introduzione sistematica di criteri ambientali negli acquisti pubblici consentirebbe infatti di ridurre fino al 21% – per fare un esempio- le emissioni nel settore del cemento e del 18% in quello dell’acciaio. Il dato assume un peso ancora maggiore se si considera che ogni anno i governi europei e Ocse investono circa 120 miliardi di euro nelle infrastrutture di trasporto, uno dei comparti più esposti al tema delle emissioni incorporate nei materiali e delle grandi forniture industriali. Secondo la ricerca, la questione non riguarda soltanto la sostenibilità ambientale. Il Green Public Procurement (GPP) – il sistema con cui la pubblica amministrazione utilizza bandi e gare per premiare prodotti, materiali e servizi a minore impatto ambientale – sta infatti assumendo sempre più il ruolo di una vera politica industriale europea, capace di orientare investimenti, tecnologie, standard produttivi e filiere strategiche.

Dal massimo ribasso alla politica industriale

Per decenni gli appalti pubblici sono stati interpretati soprattutto come uno strumento amministrativo finalizzato alla riduzione della spesa. Oggi, stando ai dati, quella stagione non è più sufficiente. La pubblica amministrazione europea rappresenta infatti uno dei più grandi “compratori” del pianeta e le sue scelte stanno diventando determinanti nel definire quali materiali, quali tecnologie e quali modelli produttivi avranno maggiore spazio nel mercato europeo nei prossimi anni.

Nel documento si sottolinea come il procurement possa agire contemporaneamente sulla riduzione delle emissioni, sul sostegno all’innovazione industriale, sullo sviluppo di filiere circolari, sulla crescita della domanda di materiali low-carbon e sul rafforzamento dell’autonomia strategica europea. In altre parole, la PA non acquista soltanto prodotti e servizi: orienta il mercato.

È per questo che diversi Paesi europei stanno iniziando a utilizzare gli appalti verdi come leva strutturale di politica economica e industriale.

La Svezia premia chi riduce le emissioni

Uno dei casi più avanzati analizzati nello studio è quello di Trafikverket, l’amministrazione svedese dei trasporti. L’ente utilizza modelli di Life Cycle Assessment e dichiarazioni ambientali di prodotto obbligatorie per misurare il carbonio incorporato nei materiali utilizzati nelle infrastrutture ferroviarie. Nei bandi vengono fissati target climatici specifici e le imprese che riescono a superare gli obiettivi di riduzione delle emissioni possono ottenere bonus economici. Al contrario, il mancato raggiungimento dei target comporta penalità.

Per i grandi progetti infrastrutturali viene inoltre definito un vero e proprio “budget di carbonio” di riferimento, utilizzato per monitorare l’impatto climatico dell’opera durante tutto il ciclo di vita.

Secondo l’analisi, questo approccio ha già prodotto risultati significativi. In una gara relativa alla fornitura di 400 mila traverse ferroviarie all’anno, l’applicazione di criteri ambientali ha consentito una riduzione del 26% delle emissioni di CO₂ e contemporaneamente una diminuzione dei costi del 14%. Un dato che ribalta una delle convinzioni più diffuse sul Green Procurement: la sostenibilità non necessariamente aumenta i costi industriali.

La Germania coinvolge oltre 1.200 fornitori

Anche la compagnia ferroviaria nazionale tedesca, Deutsche Bahn, ha avviato un profondo processo di trasformazione della propria catena di fornitura. Secondo la ricerca, nel 2024 oltre 1.200 fornitori del gruppo ferroviario tedesco disponevano di rating di sostenibilità aggiornati, coprendo circa il 70% del volume complessivo degli acquisti.

Dal 2023 le valutazioni ambientali sono già richieste nelle gare europee, mentre dal 2026 i requisiti minimi di sostenibilità saranno estesi a tutti gli appalti superiori a 100 mila euro. L’obiettivo dichiarato è accompagnare gradualmente la trasformazione delle imprese fornitrici, utilizzando il procurement non solo come strumento di selezione, ma anche come meccanismo di evoluzione industriale dell’intera filiera.

L’Italia tra norme avanzate e ritardi applicativi

L’indagine di Ecosistemi evidenzia come l’Italia disponga già oggi di uno dei quadri normativi più avanzati in Europa sul Green Public Procurement grazie all’obbligatorietà dei CAM – i Criteri Ambientali Minimi – previsti dal Codice Appalti.

Un’impostazione che colloca formalmente il Paese in una posizione più avanzata rispetto a molte realtà europee sul piano regolatorio. Tuttavia, secondo l’analisi, permane una forte distanza tra l’impianto normativo e la capacità di utilizzare realmente gli appalti pubblici come leva industriale e strategica.

Mentre in Paesi come la Svezia il procurement viene utilizzato per imporre target climatici vincolanti, premiare economicamente le imprese più innovative e costruire veri sistemi di monitoraggio delle emissioni incorporate nei materiali, in Italia il Green Public Procurement resta ancora spesso confinato a una logica prevalentemente amministrativa e documentale.

Allo stesso tempo, però, il sistema produttivo italiano dispone di un vantaggio competitivo potenzialmente decisivo proprio sul fronte industriale. Lo studio ricorda infatti che oltre l’85% dell’acciaio italiano viene prodotto attraverso forno elettrico e utilizzo di rottame ferroso riciclato, contro una media europea che si attesta attorno al 44%. Un dato che rende la siderurgia italiana una delle più circolari e meno emissive d’Europa.

Per questo, secondo la ricerca, una piena evoluzione del Green Public Procurement europeo potrebbe rappresentare non soltanto una sfida ambientale, ma anche una straordinaria opportunità industriale per il sistema produttivo italiano.

La partita, però, si giocherà sulla capacità di superare definitivamente una cultura degli appalti ancora troppo spesso legata al massimo ribasso e agli adempimenti formali, trasformando invece il procurement pubblico in uno strumento capace di orientare innovazione, investimenti e competitività delle filiere nazionali.

Chi compra decide il mercato

La transizione ecologica europea, quindi, si giocherà sempre meno sugli obiettivi dichiarati e sempre più sulle regole concrete che governeranno il mercato nei prossimi anni. Tra queste regole, gli appalti pubblici rappresentano probabilmente la leva più potente.

Decidere quali materiali acquistare, quali criteri ambientali inserire nei bandi, quali standard premiare e quali processi produttivi incentivare significa infatti decidere quale industria sostenere e quale modello economico costruire.

Secondo il Rapporto, senza una politica degli acquisti pubblici orientata alla sostenibilità e alla qualità ambientale delle filiere, l’Europa rischia di spostare semplicemente altrove le proprie emissioni, indebolendo contemporaneamente la competitività industriale continentale. Il Green Public Procurement viene quindi descritto come uno strumento capace di integrare obiettivi climatici, resilienza industriale e autonomia strategica.

Per Fondazione Ecosistemi, dunque, la sfida dei prossimi anni sarà superare definitivamente la logica del massimo ribasso e trasformare il procurement pubblico in uno strumento capace di guidare innovazione, competitività e decarbonizzazione dell’economia europea.

Coordinamento Agende 21

Il Forum è anche l’occasione per la presentazione del Quaderno GPP, realizzato dal Coordinamento Agende 21. Il documento ripercorre vent’anni di sviluppo del Green Public Procurement in Italia, mettendo in evidenza i risultati raggiunti dalla pubblica amministrazione e dalle imprese nell’applicazione degli Acquisti Verdi. La pubblicazione analizza l’evoluzione normativa europea e nazionale del GPP, le nuove prospettive legate al principio DNSH  (Do No Significant Harm, cioè non arrecare un danno significativo e le principali procedure, strumenti e criticità che ancora caratterizzano l’attuazione dei CAM nella pubblica amministrazione.

“Il Green Public Procurement non è più soltanto uno strumento tecnico legato agli appalti pubblici, ma una vera leva strategica di politica industriale, ambientale e sociale”, sottolinea Renata Zuffi, la presidente del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane. “Le scelte della pubblica amministrazione possono incidere concretamente sul mercato, sostenere le imprese più innovative e generare benefici tangibili per territori e cittadini”. Ampio spazio è dedicato anche alle esperienze virtuose di enti pubblici e amministrazioni che hanno già adottato modelli avanzati di acquisti sostenibili, dimostrando come il procurement pubblico possa diventare una leva concreta di trasformazione economica e ambientale.

“In un contesto segnato da crisi energetiche, tensioni geopolitiche, competizione globale sulle materie prime e trasformazioni profonde dei sistemi produttivi, il Green Public Procurement assume oggi un valore ancora più strategico: significa orientare il mercato, guidare investimenti e innovazione, rafforzare le filiere industriali sostenibili e costruire una maggiore autonomia energetica e produttiva europea. La sostenibilità, in questo scenario, non rappresenta un vincolo o un costo aggiuntivo, ma un nuovo criterio con cui ripensare infrastrutture, servizi pubblici, sviluppo industriale e competitività. È da questa consapevolezza che nasce il Forum Compraverde: un luogo di confronto che da vent’anni mette in connessione istituzioni, imprese, pubbliche amministrazioni, territori e mondo della ricerca per trasformare gli acquisti pubblici in uno strumento concreto di cambiamento economico, ambientale e sociale”, così il direttore di Fondazione Ecosistemi, Silvano Falocco.