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E’ tutto a posto di Deborah Gambetta

Se anche voi non sopportate i maltrattamenti sugli animali, la vivisezione, i soprusi gratuiti, e siete animalisti non solo con le parole, il nuovo libro di Deborah Gambetta, È tutto a posto, è una lettura che non potete tralasciare.

E non soltanto per la trama ben congegnata, ma soprattutto per l’argomento trattato e per l’importante messaggio che questo romanzo porta con sé. Senza retorica, ma soprattutto senza mezze misure e con una scrittura serrata e avvincente, l’ultimo libro della collana Noir di Ecomafia di Verdenero (in libreria dal 16 marzo) riesce a catapultare il lettore in un mondo violento, sanguinario e senza scrupoli.

Eppure lo sappiamo tutti, e anche bene: la vivisezione esiste eccome, ogni anno migliaia di animali vengono sottoposti alle torture più atroci, per un improbabile “progresso” della scienza. Ed è partendo da una domanda fondamentale La vivisezione è davvero essenziale? La morte di tutti quegli animali salva davvero delle vite umane? La Gambetta ci racconta la storia di Stefano, veterinario piccolo borghese della provincia romagnola, matrimonio in crisi dopo la morte del figlio Gabriele, un’amante e una vita a stretto contatto con gli animali, nel suo ambulatorio di provincia.

Ma in questo suo mondo fatto di piccole falsità qualcosa si incrina, quando riceve una telefonata da Marilena, la madre di Vittorio, compagno d’università e animalista militante che non vede da vent’anni. È morto: Vittorio è morto, un tumore se l’è portato via, rapidamente, anche perché lui ha rifiutato qualsiasi tipo di cura. E ha lasciato una lettera, proprio per il vecchio amico.

Una lettera che lo riguarda da vicino, che parla delle loro strade improvvisamente divise, da ragazzi: uno ha deciso di difendere gli animali, lottando in prima linea, anche con azioni di sabotaggio, ad ogni costo, con gli attivisti dell’Animal Liberation Front. L’altro ha preferito curarli, gli animali, limitandosi a far finta di vivere una vita normale, con un’amante, una moglie – anche lei con l’amante – con cui non c’è più nulla da dirsi e una barca al mare. Ma forse non è quella la strada giusta da percorrere. Forse per Stefano è giunto il momento di guardare in faccia la realtà, e guardare anche dentro se stesso. Il viaggio che intraprenderà lo segnerà per sempre, in modo indelebile.

Il bel libro di Deborah Gambetta (già autrice Rizzoli e Einaudi) si legge tutto d’un fiato. Sconvolge, quando si sofferma sulle descrizione delle torture sugli animali di laboratorio. Disgusta e fa arrabbiare, quando descrive nei minimi dettaglia le sofferenze dei cani intrappolati in gabbie piccolissime, destinati a morte certa. Ma soprattutto ci mette davanti a una realtà che non possiamo nascondere, e di cui Econote ha parlato più volte: quella dei maltrattamenti sugli animali.

Fondamentali, in questo senso, la postfazione della stessa autrice, in cui spiega la genesi e i riferimenti bibliografici alla base del romanzo, e le tre appendici: nella prima la tabella con le differenze farmacologiche tra roditori ed esseri umani e quella con le sostanze tossiche per gli animali ugualmente commercializzate; la seconda, con la lettera di Edgar Kupfer-Koberwitz in cui spiega le motivazioni del suo vegetarianismo, e infine lo sconvolgente allegato VIII del decreto approvato l’8 settembre 2010 dal Consiglio dei Ministri Europeo sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Nell’allegato sono spiegati nel dettaglio le diverse classificazioni delle procedure per la vivisezione degli animali nei laboratori. Un documento sconvolgente, ancora di più se ci si sofferma sul linguaggio asettico usato, come sottolinea la stessa Gambetta nella sua postfazione. In chiusura del volume, anche l’intervento, brevissimo ed equilibrato, di Gianluca Felicetti, presidente LAV (www.lav.it).

EDIZIONE ESAMINATA
Deborah Gambetta, E’ tutto a posto, Edizioni Ambiente-Verdenero, Milano 2011

Antonio Benforte

Vice-presidente dell'associazione culturale, scrive su Econote.it dal 2008. Giornalista e social media manager, crede nelle potenzialità della rete e in un mondo migliore, e nel suo piccolo si impegna ogni giorno per renderlo tale.

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