Le critiche al Ponte di Messina: priorità, sicurezza e dubbi sul progetto

Articolo aggiornato il 12 Agosto 2025

L’approvazione del progetto definitivo per il Ponte sullo Stretto di Messina annunciato con grande entusiasmo da Matteo Salvini, tra gli altri, ha riacceso il dibattito sulla necessità o meno di una simile opera, sulla sua fattibilità, sulle priorità di spesa in Italia. Molte voci critiche, tra cui quelle del geologo Mario Tozzi e dell’ex premier Matteo Renzi, stanno in questi giorni sollevando dubbi non solo sulla possibilità tecnica dell’opera, ma soprattutto sull’opportunità di investire 14 miliardi di euro in un’infrastruttura simile, cifra destinata quasi sicuramente ad aumentare, a fronte di altre necessità urgenti per il Paese. È infatti molto comune, durante la realizzazione di grandi progetti come ponti, che le ipotesi di spesa iniziali tendano a essere superate, portando a un aumento dei costi effettivi.

Le argomentazioni di Mario Tozzi: “Prima le scuole, poi il ponte”

Il geologo Mario Tozzi ha espresso forti riserve sull’opera, anche attraverso una serie di post su Facebook, evidenziando una questione di priorità e di pericolosità. La sua principale critica riguarda il fatto che l’investimento miliardario per il ponte assorbirà risorse pubbliche cruciali, che dovrebbero essere destinate alla messa in sicurezza antisismica di scuole e strutture pubbliche nelle province di Reggio Calabria e Messina. Tozzi sottolinea che queste aree sono tra le più a rischio sismico del Mediterraneo.

Inoltre, il geologo sottolinea anche che: “Potrebbe sembrare strano, ma ciò che manca agli studi geologici propedeutici alla costruzione del ponte sullo stretto è un’analisi mesostrutturale ad hoc (magari seguendo il metodo Angelier o simili). Non ci si può basare sul poco di specifico che c’è in letteratura, sono indispensabili decine di migliaia di nuove misure, che serviranno alla caratterizzazione deformativa di superficie, alla correlazione con le grandi strutture profonde e al modello sismotettonico. Vanno poi analizzate le strutture su cui sono arrivati nuovi dati, come la faglia di Palmi. Così il disegno dello stato deformativo e tensionale dello stretto sarà completo. Senza c’è una grave lacuna ed è un dovere metterla in luce”


La posizione di Matteo Renzi e il problema delle risorse

Matteo Renzi anche ha sollevato delle critiche richiamando l’attenzione sulla gestione passata dei fondi destinati alla Sicilia. L’ex premier ha raccontato di un’offerta fatta dieci anni fa alla Regione Sicilia: 9 miliardi di euro per sistemare sanità, scuole, fognature e ferrovie, per poi procedere eventualmente con il ponte. Secondo Renzi, quei fondi non sono stati gestiti in modo efficace e la situazione delle infrastrutture e dei servizi pubblici in Sicilia è rimasta critica. Ha infine commentato “Il Ponte va bene se si utilizzano risorse ad hoc, se sono risorse tolte ai siciliani e ai calabresi a me sembra una follia”.


I dati sulla sicurezza scolastica e le criticità del progetto

I dubbi sollevati da Tozzi e Renzi trovano supporto nei dati di Cittadinanzattiva, che mostrano un quadro allarmante sulla sicurezza degli edifici scolastici in Italia. Su oltre 40.000 scuole, quasi 17.000 si trovano in zone a rischio sismico 1 e 2, ma solo una minima percentuale ha ricevuto interventi di adeguamento o miglioramento sismico. La metà delle scuole, inoltre, è stata costruita oltre 50 anni fa, quando le normative antisismiche erano meno stringenti.

Le criticità restano e sono tante. Al di là dei proclami, l’effettiva possibilità che si costruisca questo ponte  ha generato molte discussioni, soprattutto a causa del suo impatto ambientale.

Le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF hanno presentato un reclamo all’Unione Europea, sostenendo che le procedure ambientali previste non siano state rispettate. Questo reclamo si aggiunge a quello già inviato il 27 marzo. Secondo le associazioni, la realizzazione del Ponte non ha seguito le condizioni precise stabilite dalla normativa comunitaria per superare l’iniziale “blocco” ambientale.

L’oggetto della contestazione è il secondo parere della Commissione VIA VAS (n. 72/2025), che ha concluso la cosiddetta “procedura di livello III della VINCA” (Valutazione d’Incidenza Ambientale). Tale procedura era stata richiesta dal primo parere della stessa Commissione (n. 19/2024), che, pur dando l’approvazione, aveva imposto ben 62 prescrizioni da rispettare, inclusa l’attivazione della procedura aggiuntiva.