Polpa di Flor Canosa: un’autopsia del desiderio nel cuore della distopia

Articolo aggiornato il 9 Gennaio 2026

“Mi sorprende come l’essere umano riesca sempre a deviare dal percorso prestabilito, anche solo di poco, in una società preoccupata che nessuno esca dal tracciato imposto. È una forza che deve avere a che fare con la razza. Tutto ciò che vogliamo è accostarci al proibito o, al limite, trasgredire nel rispetto delle norme”

Polpa è l’ultima novità di Neo Edizioni, uscito a novembre 2025 nella collana Iena. È un libro originale, per stile e tematiche, ed è anche una delle poche traduzioni Neo edizioni, che di solito negli anni si è affermata in Italia, tra le case editrici indipendenti, per le attività di scouting sugli autori italiani. Qui la casa editrice ha invece intercettato un’autrice argentina molto particolare, che è per certi versi vicina a uno degli ultimi autori sempre da Neo, Enrico Macioci, autore de Il Grande Buio. Entrambi, infatti, si inseriscono nel panorama della narrativa, se vogliamo così definirla, “perturbante”.

Il romanzo ci proietta in una società distopica dove le emozioni e il dolore sono proibiti. In questo mondo asettico e controllato, si intrecciano tre figure:

Irma, che è una donna che ha scoperto il dolore da bambina pungendosi con un cactus Santa Rita e vive, a differenza del mondo che la circonda, una fisicità estrema. Lunes, è un uomo che “la scopre” e poi la ama in modo viscerale, ossessionato dal deep web e dai libri proibiti. Enero, infine, è un funzionario governativo che li osserva di nascosto e si nutre della loro passione clandestina.

Non è un libro semplice, questo. Non è un libro per tutti. È un libro che si legge con il corpo. La scrittura di Canosa è quasi un’autopsia del desiderio: parla di nervi, sangue e viscere. E anche di squirting, volendo essere sinceri. Ammetto di non averne mai letto in un romanzo, almeno non con così tanta precisione.

È un romanzo fulminante, poco più di 100 pagine, ma con un impatto emotivo e sensoriale fortissimo. Un romanzo sicuramente estremo. La tesi di fondo è potente: in un mondo che ci vuole anestetizzati e produttivi, provare dolore o un piacere sfrenato diventa l’atto rivoluzionario per eccellenza.

È un’ottima scelta se si è alla ricerca, in letteratura, di qualcosa di veloce, ma che sia allo stesso tempo disturbante, poetico e per certi versi rofondamente politico. Il romanzo, che si inserisce nel solco delle opere letterarie di J.G. Ballard e di quelle cinematografiche di David Cronenberg, è tradotto da Giovanni Barone. Finisce per essere un testo molto fisico, che insomma non si limita a raccontare una semplice storia distopica, ma sembra voler “spolpare” fisicamente il lettore, stordendolo con una storia di sesso estremo.

“Ho conosciuto Lunes per caso o per armonia, come diceva lui”

Il futuro asettico in cui si svolge la storia, è un futuro dove le emozioni e il dolore sono stati messi al bando da un regime biopolitico totalitario. In questa società anestetizzata, la protagonista Irma compie un atto rivoluzionario involontario: a dodici anni, pungendosi con le spine di una pianta grassa, riscopre il dolore. Da adulta, questa consapevolezza della propria carne la porterà a incontrare Lunes, un uomo lasciato dalla moglie improvvisamente, ossessionato dalle “aberrazioni” scovate nel deep web. Si dedica alla “comprensione del dolore”, studiando i filosofi attraverso quello che è rimasto del web. Per lui, “Nietszche divenne il nuovo messia”. La loro relazione estrema, tremenda, senza limiti, diventa un percorso di esplorazione sensoriale fatto di sangue, nervi e pulsioni febbrili. E poi c’è Enero, il funzionario governativo che lavora per la Rack (la sorta di rete che ha sostituito il vecchio internet, e che è gestito dallo stato) che conosce Lunes da tempo, e che finisce per spiare la coppia. Attraverso di lui, attraverso il guardare, diventiamo anche noi spettatori, voyeuristi, finendo per nutrirci della polpa di questa storia e ne restiamo avvolti, avvinghiati, per poi riemergerne profondamente scossi.

Il libro “parla di ciò che ci aspetta dietro l’angolo”, come leggiamo in quarta di copertina. Ci aspetta e forse è lontanto, ma chissà. In un mondo che va alla velocità della luce, il futuro delirante che ci viene offerto in queste pagine forse è tremendamente, pericolosamente vicino. Osare così, non è da tutti.

Flor Canosa (1978), Buenos Aires, Argentina. È sceneggiatrice, montatrice cinematografica e docente presso la Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Buenos Aires. Ha pubblicato sette romanzi e vari racconti presenti in antologie internazionali. Nel 2015 le è stato assegnato il “Premio X” per il romanzo Lolas (pubblicato in Italia, Tette, da Tempesta Edizioni, 2025)La segunda lengua materna (pubblicato in Italia, La seconda lingua madre, da Future Fiction, 2024) è stato finalista del “Premio Celsius della Semana Negra de Gijón” e del “Filba Medifé” nel 2023.