La Green Revolution di Carpisa
23 febbraio 2010 Notizie, Rifiuti 6 CommentiNulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. E Carpisa lancia la sua glamour rivoluzione verde. Verde come il colore che da quasi 10 anni la contraddistingue nel campo della moda e degli accessori. Sono 500 i negozi Carpisa e dal 6 al 27 marzo raccoglieranno le vostre vecchie borse, anche quelle non a marchio Carpisa. Perchè? perchè avranno vita nuova, diventeranno nuove borse fatte con le vostre ricilate.
Il marchio napoletano Carpisa di proprietà dell’azienda Kuvera, ha lanciato una rivoluzione verdedei consumi che passa anche dagli accessori. In cambio della vostra vecchia borsa vi verrà consegnata una eco shopper. L’azienda poi, avvalendosi di uno staff di consulenti, utilizzerà le borse riciclandone tutte le parti per realizzare nuove produzione. L’ iniziativa anticipa il lancio della nuova collezione primavera-estate, parte di questa è stata realizzata in materiali riciclabili, lo stesso catalogo è in carta riciclata.
La pecca di questa “Green Revolution” di Carpisa? Innanzitutto è palese che si tratta di un’operazione commerciale, un tocco di marketing che aiuta, perchè si è capito che il “verde” vende. Nulla di male in questo, sono dell’idea che spesso anche le cose simbiliche possono innescare processi virtuosi. Quello che non mi è piaciuto, è questo inciso: “quando questo non dovesse essere possibile, (intende ricilare le parti delle borse portate nei 500 negozi Carpisa) procederà a distruggere il resto del materiale presso un impianto di termovalorizzazione“.
I punti guadagnati nell’attenzione all’ambiente con l’iniziativa di riciclo delle borse e con il catalogo in carta riciclata, vengono persi così immediatamente.























Eh…questa è soltanto una delle tante rivoluzioni verdi che ci stanno proponendo e , come giustamente dici, è una grande operazione di marketing perchè i consumatori stanno sviluppando una certa sensibilità ecologica. Ma adesso c’è un lavoro da fare sulla consapevolezza: non basta pensare di volere un consumo verde, bisogna anche capire quale direzione prendere e quali sono le verità. Finchè in massa non ci “rivolteremo”, ci prenderanno sempre per i fondelli.
Peccato per il termovalorizzatore….sarebbe stata una bella iniziativa
concordo con Sonia…bisogna lavorare prima di tutto sulla consapevolezza…iniziative di questo genere subiscono pur lempre della logica del profitto…che in questo caso si avvale del traino del “green”…spero comunque che questo sia un altro piccolo tassello..
Sì, ma perchè quel colpo di coda? quello dimostra che non è una rivoluzione dal profondo o che non si è afferrato tutto nel complesso.
Salve!Cercavo info su questa campagna e sono finita in questo blog…scusate la mia ignoranza ma qual è il vero problema? perchè, secondo le mie conoscenze il calore sviluppato dal termovalorizzatore durante la combustione dei rifiuti viene recuperato e utilizzato per produrre vapore, poi utilizzato per la produzione di energia elettrica o come vettore di calore (ad esempio per il teleriscaldamento)…stessa teoria che affermano i sig. di carpisa dicendo che sarà “smaltita per creare energia”…Quindi positivo no? Voi siete più esperti di me, mi spiegate per favore dov’è la beffa?
Cara Martina,
il problema è essenzialmente uno. Sono contro l’inceneritore senza se e senza ma. Il termovalorizzatore è solo un bel nome dato a un sistema che brucia e di buono produce ben poco. Se bruci una qualsiasi cosa poi rimangono delle ceneri e disperdi delle sostanze nell’aria, e tutte queste risultanti non puoi trattarle in nessun modo. Ci sono tanti altri modi di trattare i rifiuti, uno di questi è definito “a freddo”. Ci sarebbero moltissime altre cose da dire, ne bastino due, per iniziare e per essere sintetica ed esaustiva, le malattie come i tumori sono molto più elevate nelle zone limitrofe agli inceneritori, e uno scienziato di nome Stefano Montanari, ha studiato le nanoparticelle prodotte dalla polverizzazione dei materiali operati in questi impianti, ebbene c’è una connessione fra le nanoparticelle e le cosiddette “nanopatologie”, quelle a cui ti accennavo prima.
Concludo dicendoti, che se un’azienda fa una seria “svolta verde” a questa azienda,dato che comporta moltissimi oneri un cosa del genere, va tutta la mia stima e sostegno come cittadina. Ma deve essere una scelta seria e impegnata a 360°, informata, non di facciata. Spero di averti spiegato il mio punto di vista al meglio, a presto Martina
Mariana