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Intervista al viaggiatore: Ivan Bianconi

Girando per il web mi imbatto spesso in storie belle, che per qualcuno possono essere un po’ azzardate, di persone che decidono di intraprendere lunghi viaggio avventurosi, spesso a contatto con la natura, ritrovando tempo per se stessi.
La storia di Ivan Bianconi mi ha particolarmente colpito perché, oltre alla componente del viaggio, aggiunge quella della bicicletta. Un fantastico viaggio da Foligno fino alla punta più meridionale del continente africano, Cape Town. Una storia incredibile, per questo motivo abbiamo fatto alcune domande a Ivan, sul suo viaggio in bici, sul progetto 9001miles.
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Cosa ti ha spinto a intraprendere questo viaggio?

Sono sempre stato un viaggiatore ed una persona curiosa che è sempre stata attratta dal lontano, dall’estremo e dalla voglia di provare e di godere la bellezza della vita al massimo.
Questo viaggio è il risultato direi, di anni di maturazione, crescita e cambiamenti di situazioni sia esterni che interni.
Non c’è una cosa precisa che mi ha fatto prendere veramente la decisione di partire…. è successo e basta, mi sono sentito pronto o meglio ne ho sentito il bisogno perché tutto il mio essere me lo gridava da dentro, me lo faceva desiderare, me lo faceva vedere e sentire come una necessità fondamentale da soddisfare, un bisogno primario, totalmente umano e fortissimo di prendere il tempo della mia vita ed esserne realmente l’unico proprietario. Ho sentito in me l’urgenza di essere totalmente libero e prendere un distacco da tutte quelle cose che quotidianamente ci vengono imposte e che assorbiamo senza rendercene nemmeno conto, per dare a me stesso, alle altre persone e agli eventi il tempo che realmente è richiesto per capire meglio, per essere presente quando c’è la necessità di esserlo o si desidera, avere il tempo e la tranquillità di poter essere a disposizione per ascoltare bene quello che gli altri hanno da dirci, vivere in pieno, nel presente e stare a guardare.

Qual è la tua storia? Hai lasciato un lavoro stabile per iniziare questo lungo viaggio, o ti sei preso solo una pausa?

La mia storia è quella di un ragazzo normale, serio ed onesto che dopo aver finito le scuole si è trovato un lavoro nel quale è stato molto apprezzato ed ha avuto successo.
Un ragazzo che ha cercato sempre di migliorarsi, di far rendere sempre al massimo le sue abilità e metterle a disposizione del team con il quale ha collaborato per circa quindici anni.
Ho anche sempre saputo però di avere un’indole indipendente, solitaria e ambiziosa e che prima o poi sarebbe venuto il momento di iniziare a camminare da solo e prendere la mia strada, così non ho mai pensato a questo mio lavoro come ad un lavoro per la vita e definitivo ma sempre come a un’esperienza ed una lezione di vita che un giorno o l’altro sarebbe finita dandomi i mezzi, la consapevolezza e la sicurezza di me stesso. E quel giorno è semplicemente arrivato.
Sono molto sicuro di me stesso e non sono il tipo che torna indietro, quando lascio una strada è per prenderne un’altra: sono sempre cosciente di quello che faccio e le mie azioni derivano da una scelta meditata nel tempo e rivalutata sotto diversi punti di vista, ponderata e razionale.
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Come hanno preso le tue scelte amici e parenti?

Non c’è stato molto tempo per vedere ed ascoltare le reazioni degli altri sulla mia scelta di intraprendere questa avventura.
Non ne ho parlato con nessuno o quasi fino ad una data vicinissima a quella della partenza.
Ho voluto fare la scelta senza essere condizionato in alcun modo o il meno possibile dagli altri e senza pensare molto alle reazioni provocate, curando e stando però attento a mandare messaggi esterni specialmente alla mia famiglia che qualcosa stava cambiando e che presto avrei rivoluzionato la mia vita.
Certo uscirsene fuori con la convinzione assoluta di lasciare il lavoro per cercare di attraversare tutta l’Africa in bicicletta in solitaria non è una cosa che fa rimanere indifferenti e quindi andava fatta con tatto e per gradi, cercando di far assimilare l’idea un po’ meglio e a poco a poco.
In generale non posso dire che sono stato incoraggiato a partire, specialmente dalla mia famiglia che si è dimostrata molto preoccupata di questa mia scelta, ma sono stato capito e sostenuto e continuo ad esserlo tantissimo da entrambi famiglia ed amici che anche sono stati strepitosi, supportandomi e festeggiandomi al massimo facendomi sentire tutto il bene, il calore, l’appoggio e facendo venir fuori la stima reciproca che non era mai stata esplicita.
È vero che senza il supporto delle persone che realmente contano e fanno parte della mia vita tutto sarebbe stato molto più difficile e voglio cogliere anche questa occasione per abbracciarle e ringraziarle tutte con il cuore.
Così come mi sento di ringraziare tutte le tantissime persone che seguono la mia avventura attraverso la mia pagina Facebook, che giornalmente mi scrivono e mi tifano dandomi ancora uno stimolo ed una grinta formidabile ad andare avanti.

Cosa significa per te viaggiare in bicicletta e in che modo si differenzia dal viaggiare in treno/auto/aereo?

Per me la bicicletta è tutto, non posso pensare a me che non vado in bicicletta, non solo ora che sono in viaggio ma già da prima.
La bicicletta è libertà, stare bene, è un modo veloce per sentire i brividi e l’emozione della vita più intensamente in me, mettendomi in sintonia profonda con il mondo esterno e la natura.
Pedalando entro profondo anche in me stesso e divento più sensibile ed attento verso il mio Essere: mi ascolto.
Ogni forma di viaggio è incredibile ed appassionante, ma utilizzando mezzi di trasporto più veloci, chiusi e che non si possono comandare a piacimento si perde tantissimo del viaggio.
Con l’esperienza mi sono reso conto che per me il bello del viaggio non è la destinazione ma il raggiungerla: padsare, conoscere, vivere ed affrontare tutto quello che ti separa da essa è incredibile, ti fa vivere al massimo ed apprezzare ogni momento, ti rende semplice ed umile può farti esaltare all’infinito ed un secondo dopo renderti completamente perso e vinto è sempre un’avventura!!
Viaggiare solo con le tue proprie forze è avvincente e ti da emozioni fortissime, ma non voglio scoraggiare nessuno a farlo perché io non sono un super uomo ma un ragazzo normalissimo e viaggiare in bici è molto più facile di quello che sembra ed è alla portata di tutti.
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Hai incrociato altri viaggiatori in bicicletta durante il tuo viaggio? Hai fatto un pezzo di strada con loro, o sei un solitario?

Non ho incontrato molti altri cicloviaggiatori lungo il mio percorso.
Quando li ho incontrati mi ha fatto molto piacere conoscerli, stare insieme a loro e magari fare un pezzo di strada insieme.
Incontrare e stare insieme ad altre persone almeno per un periodo è sempre molto divertente e specialmente in un viaggio lungo spezza il tuo ritmo e dona vivacità…di fatto è molto difficile incontrare viaggiatori che seguono il tuo stesso percorso e specialmente con i tuoi stessi tempi, quindi un’alleanza prolungata risulta sempre difficile.

Nel tuo viaggio c’è stato un posto che ti ha deluso e un posto che ti ha sorpreso in positivo?

Tutta la strada percorsa fin’ora mi ha fatto attraversare posti bellissimi.
I posti che mi hanno entusiasmato di più sono stati la Blue Cote in Francia, Cap de Creus e Cabo de Gata in Spagna.
Quello che mi ha deluso o meglio spaventato e preoccupato sono state le giornate intere, senza esagerare, passate in Spagna a pedalare su strade distanti 200 metri dalla costa, ma nelle quali non sono mai stato in grado di vedere il mare a causa della massiccia costruzione a tappeto di mostruosi palazzi giganteschi, a mio avviso un abuso edilizio spregiudicato ed una catastrofe ambientale.
Anche le spiagge mi hanno rattristato e continuano a farlo: su tutti i paesi passati non ho mai trovato o raramente una spiaggia pulita, non inquinata da plastiche e altri rifiuti non biodegradabili umani, ora qui in Marocco il problema è dilagante.
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Su econote parliamo spesso di natura. Parliamo di quella che hai visto nel tuo percorso, quale paese è stato “naturalisticamente” più bello?

Non c’è un paese naturalisticamante più bello di un’altro, semplicemente sono diversi ed ognuno ha le sue peculiarità è spettacolarità.
Se vogliamo intendere la domanda sotto un aspetto di rispetto dell’ambiente sicuramente Francia.

Su Econote parliamo anche di decrescita e sostenibilità. Oltre all’uso della bici, cosa altro fai per essere un viaggiatore sostenibile?

Credo di avere un’impatto ambientale vicino allo zero usando la bici e ne sono felicissimo ed orgoglioso.

Quotidianamente cerco anche di non lasciare nessuna traccia della mia presenza dietro di me e per questo utilizzo un sacchetto di raccolta rifiuti che svuoto quando è possibile.
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Continuerai a viaggiare anche in futuro? che progetti hai nel breve/medio periodo?

Certo che continuerò a viaggiare, il viaggio fa parte di me e non posso pensare alla mia vita senza essere anche un viaggiatore. Tutto il mondo mi affascina e vorrei andare ovunque, ma per il momento penso solo al mio progetto di viaggio verso il Sud Africa.

Credo anche che la vita stessa è gia un viaggio Incredibile, anzi il più bello, che ci porta lontani con le esperienze e ci fa crescere e cambiare: anche se non si va da nessuna parte nel senso stretto del termine ci sono tante altre destinazioni e traguardi molto importanti da raggiungere per arrivare ad essere soddisfatti di noi stessi il giorno in cui tireremo le somme.
Per seguire online il viaggio di Ivan
Instagram: 9001miles official
You Tube: Ivan Bianconi

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