Nucleare o Rinnovabili? Intervista a Gianni Silvestrini e Giuseppe Onufrio

In vista dell’uscita in libreria del nuovo saggio di Gianni Silvestrini e Giuseppe Onufrio che smonta i miti del nucleare, e spiega perché puntare sulle rinnovabili è la scelta più efficace ed economica, edito da Edizioni Ambiente in collaborazione con Kyoto Club, abbiamo fatto alcune domande agli autori.

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Nell’ultimo decennio, che passi in avanti sono stati fatti in Italia nel settore delle rinnovabili?

Gianni Silvestrini: Dal 2013 al 2022 si è verificato un brusco rallentamento delle installazioni solari ed eoliche con 2-3 mila Megawatt all’anno dopo il boom degli anni precedenti che avevano fruito di incentivi molto generosi. Ultimamente si è assistito invece ad una rapida accelerazione. Il fotovoltaico in particolare sta crescendo velocemente grazie ai bassi costi che fanno prevedere un ruolo importante di questa tecnologia sul medio e lungo periodo.

Nel caso dell’eolico invece la crescita è stata più lenta anche per le opposizioni locali e per un iter amministrativo molto complesso. La potenza solare è destinata a superare a livello mondiale quella del gas naturale entro il 2026 e del carbone entro il 2027, diventando la tecnologia più importante al mondo. Una novità che sta emergendo con forza grazie ad una rapidissima riduzione dei prezzi è quella delle batterie, fondamentali per gestire l’intermittenza delle rinnovabili.

Una delle principali critiche rivolte alle rinnovabili è spesso quella di essere una soluzione poco competitiva dal punto di vista economico: come smentire questa tesi?

Gianni Silvestrini: In realtà è vero il contrario. Prendiamo la esplosiva crescita del solare: ai tempi dell’Accordo di Parigi nel 2015 forniva l’1% dell’elettricità mondiale, mentre nella prima metà del 2025 ha fornito l’8,8% dell’elettricità del pianeta.  Uno dei motivi di questa dinamica è stata proprio la continua riduzione dei prezzi. Recentemente in Italia sono stati assegnati oltre 1,1 gigawatt a 88 progetti nella prima asta riservata esclusivamente a impianti solari realizzati senza apparecchiature prodotte in Cina, con un prezzo medio di 66 euro per MWh (Megawattora). Una tariffa superiore del 17% rispetto al prezzo medio di una recente asta per le energie rinnovabili, che non prevedeva restrizioni sulla provenienza delle apparecchiature.  Considerando che il Prezzo Unico Nazionale, il PUN, è di 140 Euro/MWh, valore ulteriormente salito negli ultimi giorni a causa della guerra in corso, si comprende il grosso vantaggio della installazione di impianti fotovoltaici.

Peraltro, secondo un recentissimo studio Teha-Terna, solare ed eolico hanno ridotto la dipendenza energetica dal gas del nostro Paese di circa 9 punti percentuali tra il 2010 e il 2024.

Una conferma del vantaggio di questa tecnologia viene dall‘ultimo rapporto di BloombergNEF secondo cui il costo di riferimento dell’elettricità a livello globale di un tipico parco solare ha raggiunto i 39 dollari/MWh e quello di un parco eolico i 40 dollari/MWh.

Su questo tema, e sul tema ambientale in generale, cosa dobbiamo aspettarci nell’immediato futuro?

Gianni Silvestrini: L’importanza delle rinnovabili è particolarmente sentita in un periodo di forti tensioni come quello attuale.  Con le bollette che crescono, anche personaggi insospettabili nei media sostengono che occorre spingere molto per installare solare ed eolico. Quindi l’attuale crisi rappresenta un potente stimolo ad accelerare la transizione energetica per ridurre la dipendenza dai fossili. Ma ricordiamo anche che il ruolo delle energie pulite sarà centrale negli scenari di decarbonizzazione per affrontare la sfida climatica.

In questo nuovo libro sostenete che il nucleare sia un’illusione. Come mai secondo voi in Italia e in parte anche in Europa se ne torna ciclicamente a parlare con insistenza come soluzione possibile e sicura?

Giuseppe Onufrio: Ci sono diverse spinte: sia da parte politica, come elemento di programma nel centrodestra, sia di una parte di Confindustria, com’era del resto anche prima del referendum del 2011. Da una parte interesse alle commesse industriali dall’altra la speranza che ci sia un intervento statale significativo, come del resto è in Francia. Ma è un’illusione: i costi del nuovo nucleare sono fuori mercato, con stime esorbitanti del costo dell’elettricità dei nuovi impianti francesi – costruiti e in costruzione – e l’idea che vengano incentivati è esclusa dal piano del governo. Inoltre il piano prevede il ritorno al nucleare con i fantomatici SMR – piccoli reattori modulari – ma senza specificare di quale tecnologia: ce ne sono diverse in discussione e, al momento, tutte solo sulla carta. Infatti non esiste ad oggi nessun SMR in nessun Paese occidentale, nemmeno alla stadio di prototipo industriale. E fare i 7,6 GW di cui parla il piano del governo – con reattori di 3-400MW – significherebbe identificare 20-25 siti. Gli SMR, peraltro, producono più rifiuti radioattivi per unità di energia prodotta – da 2 a 30 volte, a seconda della tecnologia – e questo aspetto è cruciale in un Paese che non ha risolto la questione della gestione a lungo termine dei rifiuti nucleari prodotti lo scorso secolo.

Quali sono, invece, i rischi più grandi del nucleare?

Giuseppe Onufrio: Ci sono diversi rischi. Gli incidenti gravi sono rari ma hanno conseguenze a lungo termine. Inoltre, anche in condizioni di funzionamento normale, gli impianti sono autorizzati a scaricare radioattività in acqua  in aria. Il dibattito sugli effetti a lungo termine delle piccole dosi di radiazione dura da oltre mezzo secolo, ma una recente ricerca condotta sui lavoratori dell’industria nucleare americana, francese e inglese, mostra che alle basse dosi i rischi sono abbastanza più alti di quanto oggi accettato dalla radioprotezione. La ricerca dell’Università di Harvard sull’aumento dei tumori nelle zone in cui ci sono centrali nucleari ne è una conferma, anche se non abbiamo potuto citarla nel libro perché è stata pubblicata pochi giorni fa.

Infine c’è il tema della connessione militare: attacco illegale all’Iran è motivato dal fatto che quel Paese è vicino a poter fabbricare una bomba. Non ci sono le prove che ne abbia la capacità missilistica, ma è vicino a produrre Uranio arricchito a un livello da bomba. E nel conflitto in Ucraina, la Russia ha usato la centrale di Zaporizhzhia sia facendosene scudo come base di lancio dei missili per colpire le città ucraine – rispondere direttamente era troppo rischioso – sia come bottino di guerra, costruendo una nuova linea elettrica per portare l’elettricità in Russia. Il nucleare è dunque una costosa e rischiosa perdita di tempo e per l’Italia una illusione che ci fa perdere tempo. Il sospetto è che alla fine questo serva solo a rallentare la transizione verso le rinnovabili e a difendere gli interessi oggi dominanti del settore del gas.

In ogni caso, più in generale, al centro del dibattito pubblico e politico sembra che le questioni ambientali facciano fatica a trovare spazio: come mai secondo voi?

Giuseppe Onufrio: E’ in atto da anni una campagna negazionista sul clima, che va assieme a una campagna assurda contro le rinnovabili. La linea del governo è sostanzialmente antiambientalista ed è completamente appiattita sulla linea fossile che vede nel fantomatico “piano Mattei” la sua espressione. Di fatto abbiamo sostituito le importazioni di gas russo con gas americano più caro e persino più inquinante – gas di scisto liquefatto – e frenato le rinnovabili che potrebbero crescere molto di più. Ma questo non piace a chi lo importa in Italia. Per fortuna nel pubblico la sensibilità alla questione ambientale esiste, ma nel dibattito pubblico il tema è ancora marginale nonostante qualche meritoria eccezione. Con la crisi in Iran però la fragilità di questa posizione emerge chiaramente: aver rallentato la transizione verso mie rinnovabili, non avere un piano di sviluppo della mobilità elettrica, auto inclusa, è un errore. Altro che ecologisti ideologici: qua ideologico è il governo a tutela degli interessi fossili ancora dominanti.

Qual è il messaggio principale che volete lasciare con questo ai lettori italiani, spesso confusi da pareri tecnici opposti?

Giuseppe Onufrio: Anzitutto di informarsi: abbiamo cercato di scrivere il libro in modo comprensibile ma basato su una ampia documentazione riportata in nota, per chi volesse approfondire o capire la base delle nostre affermazioni. Che il nucleare proposto dal governo non esiste ancora industrialmente, quello che esiste ha costi e rischi elevati.  Al contrario solare, eolico, batterie industriali, mobilità elettrica sono disponibili e possono coprire i nostri fabbisogni energetici, a elettrificare usi oggi coperti da gas e petrolio riducendo sia l’inquinamento che la nostra dipendenza dalle importazioni dai Paesi produttori, ma che manca una politica favorevole a queste soluzioni.