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Massafra: 4 giorni tra natura, masserie e mondi antichissimi.

Vi raccontiamo del nostro lungo weekend a Massafra, sul golfo di Taranto, un viaggio splendido alla scoperta di una terra ricca di storia e di bellezza, tra gravine, masserie, natura e cibo tipico, un angolo di Puglia assolutamente da visitare, magari in occasione dello scenografico Carnevale Estivo (29-30 luglio).

A solo un’ora da Lecce e a mezzora dalla più blasonata Matera, Massafra per noi è stata una vera scoperta! Una piccola città con una grande storia e con una varietà di luoghi da visitare. Ecco il diario di viaggio dei nostri 4 giorni a Massafra, con consigli anche su dove dormire e dove mangiare per un’esperienza davvero indimenticabile.

Giorno 1: le prime masserie del tour e la vigna giardino.

Dopo l’arrivo a Bari in tarda mattinata e una favolosa accoglienza da parte dell’Ufficio turistico di Massafra la prima tappa è stata il ristorante “Vecchie Storie” dove abbiamo potuto subito assaggiare alcune prelibatezze locali: si sa in Puglia si mangia bene e qui la zuppa di pesce era davvero deliziosa!

Tappa di un paio d’ore presso la struttura che ci ospitava, la Masseria La Brunetta, una magnifico B&B immerso in distese di ulivi dotata di ogni confort, e un tuffo nella piscina da sogno circondata da un profumato giardino e poi subito in viaggio verso la prima tappa dell’educational tour organizzato dal Comune di Massafra.

Ancora strade costeggiate di ulivi lungo il nostro percorso fino a raggiungere la Masseria Amastuola nei pressi di Crispano: un mondo a parte.

Su una collina da cui si scorge nitida Taranto e il suo golfo, questa antica struttura è stata da poco ristrutturata e trasformata in un luogo ricco di fascino in cui trascorrere piacevoli ore passeggiando e degustando i vini che si producono nel vigneto di 100 ettari totalmente bio, o qualche giorno immersi in una natura totalizzante.

Qui si producono ben 10 etichette con varietà di uve autoctone: dal vino rosso pugliese al primitivo, dal merlot al cabernet, dall’aglianico al cabernet.

Particolarità di questo luogo, le cui geometrie e architetture esterne donano un aspetto decisamente metafisico e i cui arredi interni tendono al minimal con una perfetta commistione tra linee e elementi antichi e contemporanei, è il vigneto giardino.

Il suo aspetto ricorda le onde del mare, ma in realtà simboleggia le onde del tempo. Merito della geniale mente dell’architetto paesaggista e filosofo spagnolo Fernando Caruncho che ha voluto inserire nel paesaggio già magnifico di questo angolo di Puglia un tocco particolare.

Giorno 2: Santuario di Santa Maria La Scala, Giardino Le Zoccate e i preparativi per il Carnevale Estivo (ebbene sì!)

Ricca colazione con yogurt di produzione locale e torte fatte in casa dalla signora che con il marito gestisce egregiamente la Masseria La Brunetta alle porte di Massafra, e poi pronti per scendere giù in una delle 13 gravine che attraversano la città: la loro origine è da individuare nella forza dei fiumi che fin dall’antichità scendevano dalle Murge fino a trovare il mare in cui liberare le proprie acque formando lungo il percorso questa sorta di canyon che rendono questa città unica!

La prima gravina che abbiamo visitato è molto particolare: al suo interno sorge il Santuario della Madonna della Scala (da cui prende il suo nome), Santa protettrice di Massafra, costruito qui sotto nel 1791 a seguito dell’apparizione della Madonna con il Bambin Gesù a seguito della quale fu scongiurata una terribile carestia.

In questo luogo si respira a pieni polmoni la storia: è possibile, infatti, ammirare delle grotte, abitazioni rupestri in cui l’uomo ha abitato dalla preistoria fino al Medioevo. Nelle rocce spaccate in due della gravina si scorgono persino i resti di conchiglie e rettili fossili che testimoniano processi durati migliaia di anni oltre a più di 400 diverse varietà di piante officinali per il microclima unico. Altra unicità di questa gravina è la Farmacia del Mago Greguro, formata da 12 cripte rupestri, tutte collegate fra loro in cui questo antenato del moderno farmacista, grazie alle piante presenti sul luogo, preparava unguenti e medicinali.

Prima di pranzo tappa al Giardino de Le Zoccate: un ex cava (da qui il nome perché lo strumento utilizzato per rimuovere i blocchi di roccia è chiamato in dialetto locale zuókke) che Carlo ed Elisabetta, i proprietari, hanno trasformato in un magnifico giardino spontaneo che sorge attorno alla loro masseria. Girando fra le stradine si resta inebriati dal profumo di alberi e piante tipicamente mediterranei e dagli scorci particolari creati dalla commistione fra natura e intervento umano. All’interno i proprietari hanno rinvenuto anche un sistema di raccolta delle acque piovane di epoca tardoromana (IV-VI sec d.C.) e la cosiddetta “tomba del Principe”, una sepoltura a camera addirittura del 3000 a.C. originaria della Civiltà di Laterza.

Subito dopo pranzo delizioso al ristorante Zia Rirì in cui tradizione e creatività si incontrano in un connubio a mio avviso perfetto, e si riparte per l’ultima tappa della giornata: i capannoni che ospitano i cantieri dei carri allegorici di cartapesta per il Carnevale di Massafra.

Il Carnevale d’estate? Ebbene sì! Nato dall’idea di Michele Bommino, eclettico assessore al turismo di Massafra e giovane e talentuoso imprenditore locale, il tradizionale evento che dal 1953 anima Massafra, quest’anno si è trasformato in un appuntamento estivo. E così abbiamo potuto ammirare la grande bellezza di queste opere d’arte che sulla base di precisi progetti stanno prendendo le sembianze di enormi carri in cui la cartapesta (anche se in realtà il procedimento per realizzare questo materiale ci hanno spiegato è differente dalla cartapesta classica) è protagonista insieme a legno e ferro e a parti meccaniche che consentiranno alle strutture di stupire i partecipanti alla festa con un effetto “wow” assicurato!

Giorno 3: gli itinerari della Penisola del Tesoro con Il Touring Club Italiano.

Giornata molto intensa dedicata agli itinerari organizzati dal TCI nell’ambito della manifestazione itinerante “La Penisola del Tesoro” che da diversi anni ha Massafra tra le città coinvolte.

La mattina un primo tour ci ha portato nel centro storico della città, tra vicoli e architetture dalle linee tipiche della zona con le mura color bianco, tra archi, scale e piccoli cortili ricchi di fiori colorati. Qui abbiamo conosciuto la realtà architettonica delle “vicinanze” case tipiche del luogo. La guida ci ha raccontato che erano 200 in tutto e tutte comunicanti e successive alla civiltà che viveva nelle grotte. Tutte conducevano tramite un percorso sotterraneo a una neviera posta a -25 metri sotto il livello del mare.

Abbiamo poi visitato la trecentesca Chiesa di San Toma nell’omonimo rione e la straordinaria cripta funeraria che un tempo era una presunta primitiva chiesa rupestre.

Molto bello il settecentesco Monastero di San Benedetto, composto da chiesa in stile rococò e convento. Qui vi sono pregevoli stucchi e tele di maestri pittori locali: bellissimo il soffitto anch’esso decorato con tre preziosi affreschi

Ultima tappa prima di pranzo il Castello di Massafra, affacciato sulla Gravina di San Marco e costruito attorno all’anno mille seguendo lo stile tipico di altri castelli pugliesi, con quattro torrioni disposti a quadrilatero e legati da cinte murarie. All’interno abbiamo visitato il Museo Storico e Archeologico della Civiltà dell’Olio e del Vino con un percorso espositivo articolato in quattro sale in cui è possibile visionare antichi manufatti relativi alle pratiche agricole nel territorio, attrezzi e antichi strumenti per la produzione olearia e vinicola.

Pausa pranzo in uno dei ristoranti più belli e tipici di Massafra – Falso Pepe – dove abbiamo assaggiato una cucina molto legata alla tradizione del territorio reinterpretata, pur rimanendo semplice e rispettosa degli eccellenti ingredienti, in modo da risultare davvero sfiziosa, il tutto in un ambiente curato ubicato nel cuore della parte più antica di Massafra.

Il pomeriggio l’abbiamo trascorso letteralmente camminando nella storia di Massafra, tra grotte e chiese rupestri: la nostra guida ci ha condotto nella Gravina di San Marco, che divide in due la città. Qui, oltre a godere di una vista speciale sul Castello di Massafra, a strapiombo sulla gravina, abbiamo visitato il villaggio rupestre di Santa Marina entrando nelle case di persone che fino al Medioevo hanno vissuto in queste grotte, in alcuni casi veri e propri piccoli condomini con tanto di “parrocchia” di competenza. In particolare qui abbiamo ammirato la Chiesa rupestre di Santa Marina (VIII sec.), mentre addentrandoci tra le strette strade del centro di Massafra, dietro un grande palazzo una ripida scala di roccia ci ha portato alla Chiesa rupestre della Candelora (sempre nella stessa gravina e dell’anno 1000-1100), mentre entrando in una porta in ferro abbiamo scoperto il mondo sotterraneo della Chiesa ipogea di Sant’Antonio Abate, stupendoci dei pregevoli affreschi dallo stile bizantino così ben conservati.

Infine tutti a cena con le coraggiose guide turistiche che hanno accompagnato più di 600 persone a visitare la bella Massafra che ci hanno fatto assaggiare le prelibatezze del ristorante La Volpe e l’Uva, caratteristico locale tra le stradine del rione detto degli Ostinati.

Giorno 4: Oasi del WWF (con trulli) e scuola di cucina pugliese!

 

L’ultimo giorno a Massafra lo abbiamo trascorso scoprendo la parte più selvaggia e la parte più “gustosa” della città.

La mattina abbiamo lasciato il centro abitato per dirigerci verso quelle che un tempo erano terre di briganti, tra antiche masserie e simpatici asinelli incuriositi dalla nostra presenza. E’ qui che accompagnati da Pietro della Cooperativa Serapia abbiamo visitato l’Oasi WWF Monte Sant’Elia tra le colline delle Murge orientali a 450 metri di quota, affacciata sulla gravina con scorci mozzafiato sul golfo di Taranto e sui massicci del Pollino e della Sila.

L’oasi, che dal 2005 fa parte del Parco Naturale Regionale “Terra delle Gravine”, comprende una masseria costituita da vari nuclei abitativi, tra i quali anche un complesso di 17 trulli databili VII° secolo alle cui spalle dei trulli sono presenti gli “jazzi”, tipici recinti per animali realizzati in pietra a secco. Queste affascinanti costruzioni avvolte nella natura custodiscono ancora tracce di chi le ha abitate. La visita si è conclusa con una rilassante passeggiata nel bosco di lecci per ripararci dal forte sole estivo e scoprire i sentieri lungo i quali si muovevano i briganti della zona, alcuni anche molto noti, per nascondersi fra la fitta vegetazione che si estende per 70 ettari, talmente fitta che mentre si cammina la sensazione è che le piante ti accarezzino rendendo il percorso un’esperienza rara e unica.

Ultima esperienza, assolutamente da fare per chi non è pugliese doc, è una cooking class, una lezione di cucina locale. Noi l’abbiamo fatta con la simpatica Anna Maria di Gregorio, vulcanica chef del ristorante Falso Pepe che crea piatti che hanno raccontano la storia e gli ingredienti di questo territorio.

Armati di grembiule e di arnesi da cucina abbiamo seguito prima i racconti sulle magnifiche leccornie che la cucina pugliese ha da offrire, panzerotti, la pampanella (delizioso formaggio bianco avvolto nelle foglie di fico), crema di fave, focaccia e interminabili tipologie di pasta, tra cui le mitiche orecchiette, per poi metterci noi stessi alla prova, con le mani in pasta, per produrre favolose specialità.

E così, tra le tante cose, ci siamo cimentati nel creare delle perfette orecchiette, quasi come fossimo impeccabili casalinghe massafresi, e abbiamo condito una focaccia ai pomodorini che cuocendo è diventata così morbida e fragrante che non ho resistito: mezza me la sono portata in viaggio in treno.

Indimenticabile la cena dell’ultima sera alla Masseria Cicerone: un luogo fuori dal tempo, a mezzora di auto sulle colline di Massafra. Anche qui architetture antiche e contemporanee si sono incontrate e dialogano in modo armonico, tra trulli e ampi saloni dai soffitti altissimi, decorati con oggetti di pregevole artigianato locale dove vengono serviti i piatti della tradizione cucinati in modo impeccabile e serviti con una cura e una gentilezza che in soli 4 giorni ho capito essere tipica di questo popolo: la gente di Massafra, così come i suoi paesaggi, ti arrivano al cuore e ci restano finché non decidi di tornare.

FESR Fondo Europeo di Sviluppo Regionale

 


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