Economia Circolare: le buone pratiche per distribuire energia senza danneggiare il pianeta

Troppo spesso sentiamo politici e industriali parlare di profitto, di PIL, di libero mercato come uniche strade da percorrere, ma in pochi paventano un sentiero diverso tracciabile con l’applicazione di un’economia circolare, che permetterebbe un sistema economico concepito per potersi rigenerare da solo garantendo dunque anche la sua ecosostenibilità.

Tale sistema è sempre più al centro dell’attenzione di brand e di aziende che stanno sperimentando nei loro settori questa formula che potrebbe essere vincente per la nostra sopravvivenza sul medio-lungo termine.

Dal purpose branding all’ascesa dei valori

Ultimamente leggevo su Mind, rivista divulgativa che si occupa di psicologia e neuroscienze, un intrigante articolo del copywriter e pubblicitario Francesco Cardinali dedicato al purpose brandig, un aspetto sempre più fondamentale nella comunicazione delle aziende e dei brand. L’aspetto importante di questa dimensione, che ormai sempre più aziende tengono in prioritaria considerazione per definirsi e – di conseguenza – definire la percezione della propria immagine, è che non basta semplicemente comunicare al consumatore il proprio scopo profondo che giustificherebbe la presenza del prodotto sul mercato. Bisogna incarnarlo.

Non conta più soltanto l’utilità e la convenienza del prodotto, ma anche in che modo quel prodotto impatta sul mondo, e al contempo come agisce e quali valori sostiene l’azienda che lo sta portando sul mercato. Secondo Accenture il 62% dei consumatori “si aspetta che le aziende prendano una posizione su temi etici, attuali e importanti”.

E oggi uno dei temi più caldi, più sentiti, più impellenti è quello dell’ambiente.

Eni, leader nel settore dell’energia, è stata tra le prime aziende al mondo a prendere una posizione sul modo in cui la trasformazione di materia in energia ha influenzato, influenza e soprattutto influenzerà l’ecosistema nella sua globalità.

Perché oggi tutti noi possiamo fare a meno di piumini in piuma d’oca e guantini in pelle, ma difficilmente potremmo rinunciare all’energia: questa consapevolezza non ci esime dall’interrogarci sul modo in cui il nostro inestricabile bisogno di energia trasformi il mondo intorno a noi, lo consumi e, in qualche modo, lo danneggi.

Pertanto Eni, che è una delle principali società implicate nel processo di produzione e distribuzione di energia, questa domanda se l’è posta, e l’economia circolare è stata la sua risposta concreta.

Declinazioni possibili di economia circolare

La scelta di Eni di abbracciare l’ideologia dell’economia circolare trova la sua incarnazione pratica in Eni Rewind, un tempo Syndial. In un’ottica di recupero e riutilizzo delle risorse, l’azienda ambientale di Eni, presente in 80 siti e 200 cantieri, si occupa principalmente di risanamento e bonifiche dei siti industriali e minerari dismessi, oltre che della gestione della filiera dei rifiuti provenienti dalle attività industriali e del trattamento delle acque. Gela, Assemini e Ravenna sono alcuni dei più riusciti e ispirati esempi di circolarità applicata congegnati sotto l’egida del cane a sei zampe.

Gela: l’impianto pilota Waste to fuel

Dopo essere stata nel 2016 la pioneristica sede della messa in sicurezza permanente della discarica ISAF di gessi fosfatici, che è stata poi riconvertita in una centrale di energia fotovoltaica, nel 2018 Gela è stata la location scelta per l’impianto pilota Waste to Fuel, tecnologia Eni ideata per recuperare la frazione “umida” dei rifiuti: FORSU è l’acronimo che sta per Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani, ed è costituito dagli avanzi e dai residui di cibo, ma anche dagli scarti dell’industria agroalimentare che, attraverso un processo di termoliquefazione, consente la realizzazione di bio-olio, bio metano e aqua riutilizzabile per usi irrigui o per usi industriali.

Assemini: la best practice del Progetto Italia

La visione circolare sposata da Eni trova un’affascinante esplicazione nel sito di Assemini, che abbina un complesso industriale per la produzione di soda, acido cloridrico ed ipoclorito e una salina per la coltivazione del sale. In questo polo d’eccellenza per lo sviluppo di tecnologie nel campo delle energie rinnovabili, Eni ha bonificato le ex aree industriali e costruito uno dei primi impianti fotovoltaici del Progetto Italia di Eni per la produzione di energia da fonti rinnovabili, alimentando il ciclo di lavorazione del sale prodotto dalla società Ing. Luigi Conti Vecchi, coprendo circa il 70% del consumo energetico totale.

Ravenna: la rinascita di Ponticelle

NOI – Nuove Opportunità di Innovazione – è il progetto pensato per la rinascita di Ponticelle, un’area esterna all’ex polo petrolchimico di Ravenna. Anche qui è possibile trovare traccia della filosofia di integrazione di forze e competenze che motiva e guida strategicamente Eni. Eni Rewind sta attuando un piano di sviluppo e riqualificazione industriale che trasformerà l’area in un’isola energetica e per lo studio delle tecnologie di bonifica che farà di Ravenna un simbolo dell’economia green a livello nazionale.

 

In collaborazione con Eni