Chiudi gli occhi, Nina – Paolo Mascheri

Un’ustione sulla testa di Andrea, da coprire con un cappello, che non va più via. È una cicatrice, che il protagonista del nuovo libro di Paolo Mascheri, si procura dopo essere caduto in un fuoco vivo, appiccato per bruciare sterpaglie durante il suo lavoro di giardiniere. Un segno indelebile, sulla sua testa, nella sua vita. Che lui porta con testardo orgoglio, in modo silenzioso, senza mostrare sofferenza. Questa cicatrice ci dice tanto sul protagonista di Chiudi gli occhi, Nina, un prezioso romanzo, delicato nella lingua, coraggioso nei temi e nella trama.

È il quarto libro per Mascheri, dopo Poliuretano (pendragon), Il Gregario (minimumfax), L’albero delle farfalle (pequod). È forse l’opera più audace e completa, dello scrittore toscano classe 1978.

In questo suo nuovo romanzo Mascheri ci parla di un rapporto padre-figliastra, scosso da un evento terribile. La morte della madre della ragazza. Andrea e Nina, i due protagonisti del libro, si trascinano nelle loro esistenze provando a trovare nuovamente il loro posto nel mondo, dopo essere rimasti soli. Andrea lavora come giardiniere, parla poco, sembra non sorridere mai, vive un’esistenza silenziosa, fatta di piccoli gesti importanti. Nina invece non è neanche ancora una adolescente, ha solo 11 anni, e si ritrova di colpo a crescere, con un lutto così importante sulle spalle.

Una morte, quella del giovane medico Chiara, madre e moglie, che ha ombre e lati oscuri, che solo Andrea e un collega della dottoressa conoscono. Sullo sfondo delle vite di Andrea e Nina si muovono altri personaggi, a completare un quadro a tinte fosche: la sorella di Chiara, così simile e così diversa da lei; il padre biologico della bambina, che ricompare all’improvviso con la sua nuova donna, dopo essere stato per anni assente, emigrato in Venezuela; il medico che per primo è arrivato sulla scena del decesso, che custodisce con Andrea un tremendo segreto; Melai, l’avvocato proprietario della grande villa in cui Andrea sta lavorando come giardiniere; Alma, la vicina di casa straniera, dolce, senza peli sulla lingua; i cani, che animano e popolano la casa di campagna dove i due abitano.

Ma i protagonisti sono loro, Andrea e Nina; i due brillano, si stagliano netti su questo sfondo toscano, fatto di tanto verde, grandi ville, esistenze anonime.

Mi alzo, con una mano accarezzo il tronco scorticato, controluce osservo le nervature delle foglie, la pagina vellutata.
«L’ho piantato appena siamo venuti a vivere qui con te e tua madre».
«Non me lo ricordo».
«Non puoi ricordartelo. È l’albero nazionale del Giappone. Là le famiglie lo piantano in onore di ogni figlia femmina».
«E tu l’hai piantato per me?»
«Sì, l’ho piantato per te».

Con la sua lingua netta e precisa Mascheri, quasi come in una sceneggiatura, ci porta al loro fianco, ci descrive e delinea questo complicato rapporto padre-figliastra. Quasi come in un The Road di McCarthyana memoria, ma senza l’apocalisse sullo sfondo, almeno non nel paesaggio.

Il romanzo sorprende per la delicatezza dei dialoghi, per la profondità psicologica dei personaggi, che come spesso accade nelle storie dell’autore toscano, sembrano spesso comportarsi come animali selvaggi. Muti, testardi, compiono azioni – come quella di un momento di sesso occasionale, o ancora una scenata di rabbia, o un momento di tenera complicità – come guidati da istinti innati, impossibili da celare o mandare a fondo. Ancora, forte e importante come già nel precedente Albero delle Farfalle, appare il rapporto dei personaggi con la terra, il verde, la natura, le piante. In questo caso, addirittura, il protagonista è un giardiniere, che sembra prendere decisioni molto più sagge e mature con fiori e arbusti, che nella sua vita. Ancora una volta, un profondo e viscerale rapporto genitori figli, anche se in questo caso non si tratta di puro legame di sangue. Ma, mai come questa volta, possiamo tranquillamente citare il detto “i figli sono di chi se li cresce”.

Complimenti a Mascheri per questo nuovo, importante lavoro. È ancora una volta la sua, una voce originale e personale nel panorama letterario italiano.

Per raccontare una storia di amore paterno, una famiglia non convenzionale, una rivoluzione interiore e tracciare le coordinate di queste vite normali, sconvolte da eventi imprevisti, ci vuole una grande padronanza dei mezzi di scrittura. Ci vuole equilibrio, ci vuole esperienza. E Mascheri riesce a fare propria la lezione del minimalismo americano, attualizzandola e rendendola del tutto personale, con una tenerezza e un lirismo sorprendenti. “Una geografia dei legami e del dolore profondamente delicata e vera, con riserbo e realismo, un microcosmo popolato da pochi personaggi essenziali raccontati con estrema sensibilità e consapevolezza” come racchiuso in poche parole nella bandella di questa pregevole edizione per la collana Place D’Italie di Edizioni Clichy.