Le radici del male:  Il giardino dei fiori infelici, il romanzo gotico di Nicola Lucchi

Articolo aggiornato il 9 Febbraio 2026

 Il giardino dei fiori infelici di Nicola Lucchi è l’ultima novità pubblicata da Neo Edizioni nella collana Iena. Prima di tutto, l’autore è il vincitore della seconda edizione del Premio nazionale di narrativa bandito dalla casa editrice. Scelto tra tantissime proposte, conferma due cose: la bontà del progetto Neo, quello di fare un concorso per scouting serio e selezionare prove di spessore, e la tendenza perturbante che una parte del catalogo della casa editrice abruzzese sta prendendo negli ultimi anni.

Come spesso accade per i libri Neo Edizioni, parliamo prima di tutto di un bell’oggetto tra le mani, con una copertina riconoscibile e inquietante allo stesso tempo – una croce/albero su uno sfondo beige caldo.

Dopo Il grande buio di Enrico Macioci e Polpa di Flor Canosa, anche questo romanzo di Lucchi – sceneggiatore e autore di romanzi e saggi – ha alcuni tratti che toccano da vicino il perturbante, secondo quell’accezione propria di Freud:

«Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare.»

(Sigmund Freud, Il perturbante, 1919.)

Oltre a questo tema, il libro potrebbe inquadrarsi più propriamente in un genere gotico-thriller. Ma non è il caso di “incastonare” l’opera, che come spesso accade per i romanzi Neo è ibrida, sfuggente, mutevole. Quello che mi preme sottolineare, prima di tutto, è che al di là del genere, quello che si apprezza in questo romanzo è sicuramente la prosa: netta, precisa, chirurgica. Sicuramente, derivante dal fatto che l’autore è uno sceneggiatore di professione.

Ci si muove nell’universo risalente a un’ottantina di anni fa, creato dall’autore, come se stessimo osservando le scene di un film: Lucas, giovane ventenne scortato dai carabinieri torna a casa, in un paese sperduto in una remota vallata alpina e in un tempo non del tutto precisato, più o meno alla fine della seconda guerra mondiale. L’accusa è grave, il verdetto già emesso. Dei bambini sono stati uccisi e su questo non c’è dubbio, ma il 22enne Lucas parlerà soltanto con don Raffaele, spiegherà perché ha ucciso quei bambini solo al prete che se n’è andato dal paese molti anni prima, ma che essendo uomo di chiesa non può rifiutarsi, e accompagnerà il giovane in questa via Crucis nel bosco: il confronto tra Lucas e don Raffaele trasforma la confessione in un rito itinerante. Il bosco non è più solo un luogo fisico, ma un purgatorio dove la verità deve venire a galla.

“Il testone di Tommaso fu ripulito grossolanamente sotto gli occhi di Lucas; poi il maresciallo iniziò di nuovo a sbraitare, ordinando di proseguire quella maledetta via crucis”.

Intanto, capitolo dopo capitolo si compone il puzzle di questa lugubre e macabra storia: la famiglia di Lucas, la madre Olga, il nonno, Tommaso, Pietro, personaggi che come ombre riempiono la vita nera e allucinata di Lucas, e il mondo che lo ospita.

Il giardino dei fiori infelici è un romanzo cupo e angosciante, che non ha paura di sondare i luoghi più nascosti dell’animo umano. La scrittura molto visiva di Lucchi permette di scandagliare alcune tematiche molto dure – l’infanticidio, la colpa, la solitudine e il dolore – attraverso il racconto della madre, Olga, la strega del villaggio, la “mentecatta”, che si alterna a quello di un narratore onnisciente. Un romanzo che a tratti è quasi un’indagine antropologica sulla violenza e sull’emarginazione rurale. Una storia originale e misteriosa che contiene tante altre storie: storie di guerra, di morte, di emarginazione, di fango e miseria.

In questo senso, particolarmente illuminante appare la motivazione con cui la redazione di Neo Edizioni ha premiato l’opera, un semestre fa: “L’opera di Lucchi si è distinta tra le altre in concorso per la nitidezza con cui riesce a raccontare qualcosa di indefinito, inafferrabile come è il male; per la sapiente costruzione dell’intreccio, che avvince il lettore fin dalle prime pagine e fino all’ultimo rigo; per la densità della prosa, che sostanzia nel suo ritmo il pulsare quasi biblico di una fiaba nerissima; per la forza simbolica del racconto; per la ricchezza di soluzioni narrative. Con la sua visione, la sua crudezza, la sua macabra ironia e la sorprendente forza narrativa, questo titolo incarna tutto ciò che speriamo di scovare con la nostra continua ricerca editoriale.”

Nicola Lucchi lavora come sceneggiatore ed è autore di romanzi e saggi. Tra le sue pubblicazioni  per ragazzi la trilogia di Daniel Ghost e la dilogia I guardiani della memoria, entrambe edite da Gribaudo e Memorie di un boia che amava i fiori. Ediz. Illustrata (Bakemono Lab, 2020) Appassionato di storia di Hollywood, scrive di cinema per varie riviste specializzate ed è autore del volume Il sogno del cinema – La mia vita, un film alla volta, autobiografia del direttore della fotografia Dante Spinotti edita da La Nave di Teseo (2023).