donna con mimose

Una agricoltura in rosa!

È appena passato l’8 marzo, la Festa della donna e  tutta l’Italia si è tinta di rosa per le migliaia di iniziative che si sono svolte per raccontare e continuare questo complicato ma affascinante mondo. Importante nel corso nelle varie manifestazioni anche mantenere le luci accese su temi di importanza vitale:dal tumore al seno, al femminicidio, alla discriminazione sui luoghi di lavoro e così via.

Un aspetto interessante che ci piace sempre affrontare è la composizione dell’imprenditoria femminile soprattutto in campo agricolo– settore che si sa è di egemonia maschile. È stata la Coldiretti a fornire i dati secondo cui  217mila aziende agricole sono condotte da donne sul totale di 1,32 milioni presenti in Italia. È chiaro quindi, che un impresa su 6 nel settore agricolo è rosa!
Anch’io dal mio piccolo oblò sull’agricoltura ( quella sannita!) noto che sempre più donne di età piuttosto varia ( dai 18 ai 50 anni circa)  decidono di unire esperienze e conoscenze per creare un piccolo mondo rosa. La produzione e al creatività non manca, si va dai prodotti biologici ( miele, marmellate, conserve) agli agriturismi ( alcuni di assoluta eccellenza) ai panifici,biscottifici, salumifici, fino alle etichette vinicole più interessanti.  Spesso è la mancanza di lavoro che spinge queste donne di roccia a pensare ad una valida alternativa, partendo da quello che possiedono di famiglia, casolari, piccoli appezzamenti di terra lasciati da padri anziani e che rilevano e riqualificano dandogli nuova vita. I  risultati sono  spesso eccellenti in termini di qualità e fatturato.

Inoltre, sempre stando ai dati di Coldiretti, le imprese a gestione femminile sono più inclini al cambiamento, alle novità e sanno adattarsi meglio ad un mercato sempre più flessibile, aggiungendo anche attività affini all’agricoltura come laboratori e fattorie didattiche per i bambini e scuole, percorsi naturali, pet-terapy, ma anche con il recupero di piante e animali in via d’estinzione. Vivere quindi l’agricoltura in modo più ampio e che coinvolga vari settori e business.

Il simbolo dell’8 Marzo: le mimose

La festa della donna è fatta anche di simboli, da sempre il fiore più presente e uno degli omaggi più graditi sono le mimose, piccoli puntini gialli dal profumo inconfondibile adornando tavoli, bancarelle, negozi con la sua allegria. Anche quest’anno i numeri sono tanti, circa 12 milioni di ramoscelli venduti, di una pianta che cresce per lo più nel territorio ligure con un maggior concentramento nella provincia di Imperia, dove si contano 1500 produttori e si realizza il 90% della produzione nazionale. Una pianta che cresce in terreni spesso difficili e una coltivazione che ha anche un fortissimo impatto ambientale, con l’acquisizione su zone abbandonate e con tecniche ecocompatibili. Dal punto di vista botanico si tratta di un’acacia dealbata, arbusto sempreverde originario delle zone tropicali, che insieme al genere della mimosa appartiene all’unica famiglia delle Leguminose. Arrivata in Italia nel 1820 è riuscita ad adattarsi al clima temperato tipico del nostro paese e in particolare a quello della Liguria con le forti confluenze marine che portano l’umidità di cui ha bisogno la pianta.

Se come è successo a tutte noi, vi hanno regalato un delicato ramoscello di mimosa e non volete che deperisca subito, vi diamo un piccolo consiglio: mettetelo in una brocca d’acqua fresca, cambiatela ogni giorno per tenerla pulita con qualche goccia di limone, posizionatela poi in penombra, in un posto arieggiato ed umido perchè la mimosa rilascia molta acqua attraverso la traspirazione e bisogna evitare che la grande perdita di liquidi faccia seccare rapidamente il fiore.

Guardiamo il ramoscello che ci è stato donato e continuiamo ogni giorno a riflettere sul nostro futuro,insieme agli uomini che ci circondano.


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