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L’inceneritore austriaco firmato da Hundertwasser

In uno dei miei primi articoli per Econote.it, avevo già scritto di un architetto-pittore, noto non solo per le sue doti artistiche, ma per la sua attenta sensibilità all’ambiente, che manifesta nelle sue opere come un marchio indelebile: (parlo di nuovo di) Friedensreich Hundertwasser.

Questa volta sotto una chiave diversa… ma di riflessione e di valutazione, specialmente per tutto quello che nell’ultimo periodo sta accadendo alla mia regione (la Campania), in particolare a Napoli e alle proteste del comune di Terzigno contro le discarica, troppo vicina al centro abitato.

Parlerò del famoso termovalorizzatore di Spittelau a Vienna come racconto di un’opera, senza con questo voler affermare che gli inceneritori possano essere la panacea di tutti i mali. Infatti sono fermamente convinta che un’ attenta raccolta differenziata sia il primo passo da fare, ritenendola “un’azione” di elevata civiltà, nel rispetto delle nostre città e di ogni singolo cittadino, un gesto che debba partire prima dalle nostre istituzioni, ma anche da ognuno di noi.

Nel 1987, quando a Spittelau quartiere a nord di Vienna andò distrutto il vecchio inceneritore, il sindaco Zilk decise di affidare ad Hundertwasser la realizzazione del termovalorizzatore (all’epoca non c’era l’obbligo di gare d’appalto): sembrò un paradosso perché l’architetto pittore era un noto ambientalista che solo qualche tempo prima aveva manifestato con fermezza contro una centrale elettrica.

Ma alla fine, dopo attenti studi sulle tecnologie e sui processi industriali, Hundertwasser decise di accettare l’incarico e si lanciò nell’impresa di realizzare quella che definì « un’opera d’amore » per la sua città e per questo senza compenso alcuno.

Gli abitanti del quartiere, che pure avevano protestato contro un nuovo impianto che temevano inquinante, furono in un certo senso « garantiti » dalla prestigiosa firma « verde » e coloro che continuarono ad avere perplessità oggi, a distanza di più di venti anni, convivono con il termovalorizzatore, infinitamente più « bello » della pur avvenieristica stazione della metropolitana costruita lì di fronte.

Il termovalorizzatore di Spittelau, a distanza di dieci minuti di corsa in metropolitana da Vienna, accanto al canale del Danubio, funziona 24 ore su 24 e perchè vada a pieno regime è sufficiente la presenza di una dozzina di persone e un sistema di controllo totalmente computerizzato.

La cupola dorata che svetta altissima sulla capitale del fu impero austroungarico sembra lo scrigno di un prezioso ristorante con vista panoramica, invece è solo la parte terminale di una struttura colorata, interrotta da miriadi di finestre ognuna diversa dall’altra, da cespugli e alberi che si arrampicano su una facciata bianca attraversata da linee blu e gialle. E’ l’acciaio smaltato di giallo che rende preziosa la cupola, illuminata di notte da 1048 lampadine che trasformano un impianto industriale, da sempre oggetto di repulsione e di tensioni sociali, in un esempio di architettura fantastica, ma anche ecosostenibile; per giunta, visitato anche dai turisti.

All’interno il cubo bianco che custodisce il cuore pulsante del grande forno è come un asettico inferno a compartimenti stagni, dove le lingue di fuoco (si raggiungono anche i 1200 gradi, ma non si può scendere mai sotto gli 800) in un istante distruggono ciò che è stato scartato dalla vita quotidiana e che si riversa in un pozzo enorme, nelle cui oscenità si può spiare attraverso vetri a prova d’odore.

Il Comune di Spittelau, non soffre per la montagna di immondizia bruciata accuratamente selezionata (ma oggi, dopo attenti studi, si divide solo la plastica che contiene acqua, gli altri contenitori vengono mescolati alla frazione umida dei rifiuti, perchè non può essere riciclata) e può controllare in ogni momento, anche su internet, il livello e la qualità di emissioni misurate secondo parametri europei.

Da una tonnellata di rifiuti solo 900 grammi di polveri finiscono in discarica, e inoltre l’acqua utilizzata nel « lavaggio » delle emissioni (prima trattate con un sistema elettrolitico, mentre le particelle più sottili vengono filtrate), una volta depurata è incanalata verso il sistema di riscaldamento delle abitazioni e soprattutto del vicino ospedale il più grande di Vienna.

Una tale tecnologia applicata ai rifiuti solidi urbani realizzerà ciò che cantava il poeta-architetto: dal letame nascono i fiori? … a voi l’ardua sentenza.


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