eni circular economy

Quest’anno, entrando nel padiglione 6 della sesta edizione della Maker Faire Rome, non si poteva fare a meno di venire colpiti dall’eleganza dello stand allestito da Eni. La nota impresa leader del settore energetico ha infatti creato un ristorante circolare per mostrare concretamente ai visitatori cos’è l’economia circolare e come si può diventare attori attivi e consapevoli di processi virtuosi.

eni maker faire 1L’edizione europea della manifestazione dedicata all’innovazione e ai suoi fautori, oggi accumunati dall’intuitivo appellativo di makers, ha mostrato in sette padiglioni centinaia di rivoluzionarie creazioni nell’ambito dell’elettronica e dell’edilizia, dell’energetica e del riciclaggio, della salute e dell’agricoltura, del design e della robotica. Se il centro della fiera è stato il padiglione dedicato a esempi concreti di tecnologie che favoriscono i principi dell’economia circolare, il cuore di quel padiglione è stato lo stand di Eni che, accogliendo i visitatori tra le note della Gaudats Junk Band e una fragranza di arancini appena fritti, li ha immersi in un’esperienza stimolante ed educativa.

Cos’è l’economia circolare?

Basata su una prospettiva multidimensionale e sistemica, secondo la quale tutte le componenti di un intero si influenzano reciprocamente, l’economia circolare auspica un sistema economico capace di potersi rigenerare da solo, evitando lo spreco dei prodotti e ottimizzando la produzione di energia. Si propone quindi come un modello di business sostenibile, in cui “i rifiuti vengono inquadrati come una risorsa e i materiali di scarto vengono valorizzati in energia o prodotti nuovi, potendo così rigenerare ciò che prima appariva senza più utilità”. Sono le parole di Claudio Descalzi, amministrato delegato di Eni, che alla conferenza di apertura di Maker Faire ha mostrato la visione dell’azienda sull’economia sostenibile.

Verso l’economia circolare: come uno scarto diventa energia

L’idea di economia circolare è intriso di una suggestiva forza rappresentativa in quanto, ispirandosi al ciclo vitale dei processi biologici, propone un ciclo economico che va oltre la linearità finora egemonica.

Come spiegato nella tavola rotonda “La bioeconomia e l’avvento dei neomateriali” (di cui potete avere un assaggio qui), negli ultimi anni l’impegno di Eni per limitare l’uso delle risorse non rinnovabili, massimizzandone lo sfruttamento nonché il riutilizzo e il riciclo, si sta concretizzando trasformando le raffinerie in bio-raffinerie e adottando nuove soluzioni per la produzione di bio-oli e oli microbici. Di seguito qualche esempio pratico.

Le Bio-Raffinerie

È possibile trasformare le raffinerie di petrolio in bio-raffinerie che producono biocarburante contenente il 15% di prodotto rinnovabile. Il primo esempio di conversione da raffineria a bio-raffineria si trova a Venezia, a Porto Marghera, e sarà seguito dal rinnovamento della sede di Gela entro il 2021.

La raccolta degli oli esausti

L’obiettivo di trasformare gli oli da cucina esausti in bio-carburanti non sarebbe possibile senza una raccolta sistematizzata della materia prima vegetale. In accordo con il CONOE e le municipalità, a Roma e Venezia sono state pertanto installate le sedi operative e i contenitori per permettere alla cittadinanza di essere parte del processo di raccolta. Un primo passo che dovrebbe essere seguito da quello di altre città.

Bio-Olio dai rifiuti organici

Ogni anno solo il Italia si producono 6 milioni di tonnellate di FORSU (acronimo che sta per frazione organica dei rifiuti solidi urbani) che, attraverso la raccolta differenziata e una tecnologia “waste to fuel”, può essere riprocessato. Eni inaugurerà a Gela il primo impianto pilota che trasformerà i rifiuti in bio-oli, utilizzabili per la produzione di carburanti di nuova generazione per gli automezzi e i trasporti marittimi.

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I consumatori come agenti dell’economia circolare

Tutte queste soluzioni “green” sono ulteriormente avvalorate dal tentativo della società chimica Versalis di rendere più efficienti le risorse mediante l’ecodesign dei prodotti, i progetti di diversificazione del feedstock per prodotti e/o imballi con fonti rinnovabili e il riciclo dei polimeri, che permette il riciclaggio degli imballaggi e delle stoviglie di polistirene provenienti dalla raccolta differenziata domestica. Al suo fiaco, Syndial da anni è attiva nel risanamento ambientale attraverso interventi di bonifica e nelle sperimentazioni portate avanti dal Progetto Italia. Entro il 2021 nell’area Ponticelle di Ravenna il sito petralchimico sarà messo in sicurezza e trasformato in un’isola energetica con un impianto FORSU e un impianto fotovoltaico; il sito di Assemini è stato trasformato in un parco fotovoltaico per alimentare la lavorazione del sale della società Ing. Luigi Conti Vecchi; a Brindisi, in accordo con Enipower, verrà recuperato l’impianto di trattamento dell’acqua di falda per alimentare i processi industriali dello stabilimento.

Ma ciò che si evince sopra ogni altra cosa – ed forse questa la componente più essenziale del processo dell’economia circolare – è che i clienti stessi sono parte attiva al processo di riutilizzo delle risorse.

In questo modo da consumatori diventano trasformatori.

Lo hanno sperimentato sulla propria pelle tutti i visitatori dello stand Eni, che con azioni semplici come conservare l’olio delle fritturine assaggiate allo stand e gettare le stoviglie negli appositi contenitori si sono sentiti parte del processo di riutilizzo degli oli e di riciclaggio dei polimeri.

Azioni semplici, quasi banali, ma che in un sistema ricorsivo superiore diventano pratiche che migliorano il loro contesto sociale.

L’idea di trasformare un concetto in un’esperienza pratica e vivibile nasce dallo studio CRA-Carlo Ratti Associati, che ha progettato lo stand Eni per il MFR 2018.

“Abbiamo voluto rileggere l’immagine del convivio intorno ai principi dell’economia circolare e della sostenibilità. Per il padiglione di Eni alla Maker Faire di Roma abbiamo pensato a una grande tavolata alla quale sedersi per mangiare insieme e al contempo scoprire le possibilità di riutilizzo dei materiali usati – come piatti e posate – e degli scarti alimentari, anche a partire da semplici gesti quali riconsegnare le bucce della frutta per trasformarle in bio-carburante”.

Il claim “Anche uno scarto può diventare nuova energia” ricorda la nota scena di Ritorno al Futuro 2, in cui il Dottor Emmet Brown ha applicato alla sua futuristica macchina del tempo un sistema carburazioni alimentato dai rifiuti organici. La fantascienza degli anni ’80 potrebbe diventare una realtà molto più vicina di quanto crediamo?

In collaborazione con Eni


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