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La regina del riciclo a tavola: la frittata di pasta!

A chi non è mai capitato di trovarsi un po’ di pasta avanzata del giorno prima? Di aver cucinato un po’ troppo la domenica e perché mai buttare gli avanzi?
E allora quale rimedio migliore di cucinare la cosidetta frittat’ e maccarun?

Lo ricorda anche Pulcinella, il simpatico mascherone era solito dire: «Come è buona la frittata di maccheroni, la più buona di tutte, peccato che io non la mangio mai!». Vi chiederete perché. E lui rispondeva: «Perché a me la pasta non avanza mai».

La frittata di pasta è uno dei piatti più elementari, popolari della cucina povera meridionale “di recupero”, made in Napoli, quella di chi non poteva permettersi il lusso di avanzare alcunché, e si trovava giocoforza a “riciclare” tutte le rimanenze del pasto precedente.

Oggi è diventata un must in tutta Italia, e viene presentata in varie versioni con aggiunta di ingredienti nuovi e vari, ma le più classiche sono, come si dice a Napoli,  la rossa o  la bianca:

La frittata di pasta bianca è preparata in modo molto semplice, dopo la cottura in acqua vanno aggiunti uova e formaggio, mentre la frittata di pasta rossa contiene l’aggiunta della passata di pomodoro, meglio se cucinato con un ragu’ napoletano e fritte in padella e il gioco è fatto! 

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Anche la scelta della pasta fa la differenza: lunga e sottile come gli spaghetti per una frittata più croccante oppure doppia o corta (e maccarun per l’appunto!)  per una frittata più morbida.

Era inizialmente considerata un piatto povero, ma in realtà è una vera ghiottoneria. Oggi viene consumata calda e non più fredda, come vorrebbe la tradizione.

Il segreto della frittata napoletana è la cottura, va fatta con coperchio, fiamma bassa e dev’essere girata quando il fondo è dorato. Facile, veloce e anche di facile trasporto.

In ogni caso, anche se non avanzate la pasta, la frittata di maccheroni si può fare anche ex novo, cuocendo apposta la materia prima…una vera goduria per il palato!

 

 

 

 

 


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